Veronica Ambrosino: quella di Farnetani è integrazione al contrario

Mense scolastiche: “Dura presa di posizione contro la proposta del pediatra dott. Italo Farnetani. Cancellare il maiale è integrazione al contrario. Se usiamo questa logica, i nostri figli non mangiano più.”

Arezzo – Togliere la carne di maiale dalle mense scolastiche per compiacere le esigenze ideologiche e religiose degli studenti extracomunitari non è integrazione, ma una pretesa inaccettabile che calpesta la nostra identità e impone i dettami di una minoranza sulla maggioranza dei nostri figli.

A dichiararlo con toni durissimi è Veronica Ambrosino, Presidente del Comitato Resistenza Pastorale, attaccando frontalmente la recente proposta lanciata dal pediatra Italo Farnetani.

Se dovessimo applicare la logica di Farnetani, secondo cui un alimento va eliminato dalla mensa per non far sentire “diverso” chi non può o non vuole mangiarlo, allora dovremmo immediatamente bandire il glutine per rispetto dei celiaci, il latte e i formaggi per gli intolleranti al lattosio, e via dicendo per ogni singola allergia o intolleranza alimentare.

Con questo metro di giudizio paradossale, i nostri figli nelle scuole dovrebbero rimanere a digiuno. Per le esigenze sanitarie o religiose dei singoli si sono sempre forniti menu alternativi individuali: gli extracomunitari devono adeguarsi alle nostre regole e richiedere il piatto sostitutivo per loro, senza pretendere di svuotare i piatti di tutti gli altri studenti.

La carne di maiale rappresenta un pilastro nutrizionale ed economico imprescindibile. Privare i bambini di una fonte fondamentale di proteine nobili e ferro biodisponibile è un’irresponsabilità alimentata solo dall’ideologia, ed è uno schiaffo diretto alla nostra economia agricola e zootecnica locale. Pretendiamo che il cibo nelle scuole provenga dal nostro territorio, sia a km zero o rigorosamente made in Italy, senza penalizzare le nostre aziende per piegarci a usanze esterne.

La carne di maiale è storia, cultura e tradizione della Toscana e dell’Italia intera. Chi viene a vivere qui deve rispettare la storia del Paese che lo ospita, non pretendere di cancellarla. Lo stesso Farnetani si dice favorevole al Presepe, all’albero di Natale e al Crocifisso nelle aule, riconoscendoli come simboli della nostra tradizione da non toccare.

Su questo siamo perfettamente d’accordo con lui, ma la sua posizione sulla mensa resta una contraddizione evidente: non si possono difendere i simboli culturali della nostra terra e poi chiedere di eliminare dalla tavola un alimento che appartiene alla medesima identità e storia gastronomica. Se il Natale va bene ma la carne di maiale no, forse il problema di prospettiva è solo ed esclusivamente suo.

Cancellare la nostra cultura per non discriminare gli extracomunitari non azzera affatto le disuguaglianze, ma le alimenta e le esaspera. Costringere i bambini italiani a rinunciare alle proprie abitudini per far posto a quelle altrui genera solo rabbia, risentimento e un profondo senso di ingiustizia tra le famiglie.

L’integrazione reale si costruisce insegnando il rispetto reciproco e l’adeguamento alle usanze del Paese che accoglie, non annullando noi stessi.

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