Arezzo, in dieci anni crollano i bar: boom di ristoranti e take away

L’indagine FIPE-Confcommercio fotografa la trasformazione dei pubblici esercizi nel centro storico: -24% di bar, ristorazione in crescita e nuove sfide per la qualità urbana.

Arezzo cambia volto e ridisegna la propria offerta commerciale. Nel capoluogo aretino, tra il 2015 e il 2025, diminuiscono i bar ma aumentano ristoranti e attività di asporto. È quanto emerge dall’indagine “Pubblici esercizi e movida.

La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da FIPE-Confcommercio con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e rielaborata a livello regionale da Confcommercio Toscana.

Nel decennio considerato il comparto dei pubblici esercizi ad Arezzo registra un saldo negativo di 4 attività, ma con dinamiche molto diverse tra i vari settori.

La ristorazione con somministrazione cresce del 17,9%, passando da 192 a oltre 226 imprese, con 34 attività in più. Ancora più significativo l’incremento delle formule take away, aumentate del 32,7%: dalle 49 attività del 2015 si è arrivati alle 65 del 2025.

Restano invece sostanzialmente stabili gelaterie e pasticcerie, mentre il dato più critico riguarda i bar. In dieci anni sono diminuiti del 24%, passando da 222 a 168 attività: una perdita di 54 esercizi che riflette una tendenza diffusa anche a livello nazionale.

“Anche ad Arezzo assistiamo a una trasformazione profonda dei consumi e dell’offerta commerciale – commenta il direttore generale di Confcommercio Toscana Franco Marinoni –. Da una parte cresce la ristorazione, sostenuta anche dall’aumento dei flussi turistici; dall’altra i bar tradizionali devono fare i conti con costi di gestione sempre più elevati, affitti, pressione fiscale e margini ridotti”.

Secondo Confcommercio, il cambiamento riguarda non solo il mercato ma anche la struttura dei centri urbani. L’aumento delle attività senza servizio al tavolo, con esigenze diverse in termini di spazi e personale, modifica infatti gli equilibri delle città e può incidere su aspetti come decoro, gestione dei rifiuti, rumore e fenomeni di malamovida.

“Servono politiche di lungo periodo, non solo interventi emergenziali – aggiunge Marinoni –. Occorre sostenere le imprese che investono in occupazione, professionalità, accoglienza e qualità del servizio.

I pubblici esercizi sono un elemento economico fondamentale, ma anche un presidio di socialità e vivibilità”.

In Toscana il settore conta oltre 20mila attività e circa 74mila occupati. L’indagine FIPE-Tagliacarne, dedicata ai capoluoghi di provincia, evidenzia una trasformazione complessiva del comparto regionale nel periodo 2015-2025, con riduzioni significative in diverse città.

In controtendenza Prato, che cresce dell’8,5% con 67 attività in più, entrando tra i capoluoghi italiani con andamento positivo.

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