Pensate a cosa mettereste in valigia per andare via per un mese. Vestiti, scarpe, il caricabatterie che dimenticate sempre. Cristian Constantin, in valigia, ci ha messo anche un dottorato e una domanda grande così: come si misura qualcosa che non si vede?
Cristian ha poco più di trent’anni, viene da Bucarest e di mestiere studia l’aria. Sì, proprio l’aria, quella che respiriamo senza farci caso.
Lavora all’ECOIND, l’istituto nazionale rumeno per l’ecologia industriale, e sta concludendo il dottorato alla Politehnica University. Il suo lavoro consiste nel prendere qualcosa di invisibile, le emissioni nell’atmosfera, e trasformarlo in numeri.
Campionamenti, dati, modelli matematici. Perché un numero, a differenza di un’impressione, puoi metterlo su un tavolo e discuterne. Chi deve prendere decisioni può partire da lì.
Ma che cosa ci faceva ad Arezzo? Qui entra in gioco OpenCom, il centro di ricerca aretino sulle competenze trasversali, che fa parte di un progetto europeo dal nome significativo: Talent Pass.
L’idea è semplice e un po’ rivoluzionaria. I ricercatori, di solito, per crescere se ne vanno. Lasciano il loro paese e spesso non tornano.
Talent Pass prova a invertire la rotta: far girare le persone e le loro competenze tra università e imprese di mezza Europa, per farle crescere nei propri contesti, invece di vederle partire per sempre.
Ad Arezzo, Cristian non è stato a guardare. Per quattro settimane ha seguito una formazione su tutto ciò che, di solito, a un bravo ricercatore nessuno insegna:
come si gestisce un progetto europeo, cos’è davvero l’economia circolare, come si usano gli strumenti di intelligenza artificiale, come si comunica ciò che si scopre. In poche parole, come si fa uscire la scienza dal laboratorio, che è il posto più bello del mondo, ma anche quello con le finestre più piccole.
C’è stato anche un giorno fuori porta. E’ stato a San Zeno, presso il polo tecnologico di AISA Impianti, dove il presidente Giacomo Cherici gli ha fatto da guida: dal recupero dei rifiuti alla produzione di biogas ed energia elettrica.
Due mondi che si parlano: quello di chi fa ricerca e quello di chi, ogni giorno, fa funzionare un impianto industriale. Dal dialogo è nato un interesse reciproco, di quelli che a volte, più avanti, diventano qualcosa.
È esattamente il tipo di incontro che un’esperienza così dovrebbe far capitare e che, altrimenti, non sarebbe mai successo.
Alla fine, a dire com’è andata, è Cristian stesso: “Quattro settimane fa sono arrivato ad Arezzo come ricercatore in mobilità.
Oggi riparto come un ricercatore migliore e un project manager più sicuro”, ha raccontato prima di tornare a casa, per un’esperienza che si porterà dietro nel suo lavoro e nel suo istituto.
Qui arriva la parte bella. Cristian è solo il primo. Da qui al 2029, da Arezzo passeranno altri 10 ricercatori di Talent Pass e altri 20 provenienti da altri progetti europei che OpenCom ospiterà in formazione.
Per un bel po’ di tempo Arezzo sarà tappa fissa di una rete scientifica che attraversa il continente.

