Dolori muscolari diffusi ai quali si affiancano sintomi come stanchezza e affaticamento, disturbi del sonno e della memoria e difficoltà di concentrazione.
Sono questi i segni distintivi della fibromialgia una malattia cronica che in Italia colpisce il 2-3% delle persone, circa 1,5 milioni di persone, soprattutto donne in età adulta, e comporta un forte impatto sulla qualità della vita.
All’ospedale di Arezzo, individuato come uno fra i 6 centri toscani regionali per la diagnosi e cura della fibromialgia, nel maggio 2024 era stato avviato un progetto sperimentale della durata di 6 mesi, esteso successivamente anche sul Misericordia di Grosseto, con lo scopo di raccogliere dati clinici e individuare le persone con sindrome fibromialgica.
Ma cosa è la fibromialgia? «È una malattia cronica caratterizzata da dolori muscolari diffusi – spiega il dr. Giovanni Antonio Porciello , responsabile Rete reumatologica Asl Toscana sudest e direttore della UOSD Reumatologia di Grosseto – ai quali si affiancano, spesso, altri sintomi come stanchezza e affaticamento, disturbi del sonno, della memoria e difficoltà di concentrazione».
La fibromialgia si presenta con un dolore costante e sordo che interessa varie parti del corpo e che si acuisce se si esercita una forte pressione in alcuni punti specifici, detti punti sensibili o tender points.
Perché si possa procedere ad una valutazione di fibromialgia è necessario che il dolore persista da almeno tre mesi e che non sia riconducibile ad altri fattori o patologie.
«A causa dell’assenza di specifici elementi diagnostici – prosegue il dr. Porciello – la fibromialgia richiede un approccio multidisciplinare che vede l’intervento di specialisti come il reumatologo, lo psicologo, il fisiatra, il fisioterapista, l’algologo e più recentemente della Medicina integrata con l’omeopatia, la fitoterapia, l’agopuntura».
Ma quali sono le cause? «Le cause della fibromialgia non sono note ma si pensa ad un insieme di fattori alla base della comparsa dei sintomi – continua Giovanni Antonio Porciello – La malattia può manifestarsi in modo graduale oppure esordire a seguito di un evento scatenante come un trauma fisico, stress psicologico o un’infezione».
«Non c’è una terapia medica specifica – prosegue il dr. Porciello –. I trattamenti si basano sostanzialmente sulla somministrazione di farmaci sintomatici e sull’attività fisica adattata (AFA).
A valutare il paziente e individuare il percorso terapeutico più idoneo è il medico reumatologo.
Fra gli strumenti terapeutici a nostra disposizione c’è anche la terapia cognitivo-comportamentale svolta dallo psicologo.
Si ritiene, infatti, che alla base della fibromialgia ci sia una componente di forte stress psicologico causato da situazioni personali, come un lutto, un trauma, disagi familiari, lavorativi e sociali.
È per questo che l’intervento dello psicologo risulta importante e determinante, anche se non sempre compreso appieno dal paziente. Conoscere il motivo scatenante dei propri dolori muscolari è, invece, fondamentale per imparare a tenerli sotto controllo».
Accanto alla terapia farmacologica ci sono l’attività fisica adattata (AFA) e la medicina integrata. In molti pazienti l’agopuntura, l’auricoloterapia e la fitoterapia hanno dato riscontri positivi nel contenere il dolore e ridurre i sintomi legati alla fibromialgia.
«Purtroppo prima di arrivare al reumatologo, a volte, le persone con fibromialgia percorrono le strade più diverse, spesso sottovalutando i sintomi e ricorrendo all’automedicazione – conclude Porciello -.
È invece importante rivolgersi in primis allo specialista in reumatologia che è la figura medica più indicata per valutare questo tipo di malattia cronica e indirizzare il paziente verso il percorso terapeutico più idoneo».