Rinascimento Castiglionese: “non bastano le vetrofanie per riaprire le botteghe”

Non bastano le vetrofanie: serve una strategia politica per riaprire le botteghe
I dati Nomisma parlano chiaro: in dieci anni, nella provincia di Arezzo, hanno chiuso oltre 820 negozi.
 
Ma non servivano le statistiche per accorgersi della crisi del commercio di vicinato. Basta passeggiare lungo il Corso di Castiglion Fiorentino per vedere saracinesche abbassate, fondi vuoti e un centro storico che perde progressivamente vitalità.
 
Il mondo è cambiato, tra e-commerce e grandi centri commerciali — anch’essi oggi in difficoltà — ma questo non può diventare una giustificazione per la rassegnazione.
 
La scomparsa delle botteghe significa meno sicurezza, più degrado e meno relazioni sociali, soprattutto per gli anziani e per chi vive quotidianamente il centro storico.
 
L’amministrazione comunale ha scelto la strada delle vetrofanie artistiche per coprire le vetrine sfitte. Un’iniziativa certamente decorosa, utile almeno a evitare l’immagine di locali sporchi e abbandonati.
 
Ma non possiamo confondere l’estetica con la soluzione del problema. Dietro quegli adesivi il vuoto resta, e con esso resta l’assenza di una vera politica economica per il centro cittadino.
 
Le risorse pubbliche — dai finanziamenti regionali al bilancio comunale — devono essere utilizzate per far ripartire il commercio e non semplicemente per nascondere il degrado. Occorre investire nella rinascita economica del centro storico.
 
Il nodo principale è il costo dei fondi commerciali. Troppi proprietari preferiscono lasciare gli immobili chiusi piuttosto che ridurre le richieste economiche, mentre chi vorrebbe aprire una nuova attività si trova schiacciato da costi fissi insostenibili.
 
Per questo il Comune deve intervenire direttamente sulla dinamica degli affitti attraverso un piano strategico concreto.
Rinascimento Castiglionese propone:
 
contributi mirati alla locazione, per coprire una quota significativa dell’affitto nei primi anni di attività o per favorire aperture stagionali nei mesi di maggiore afflusso;
 
un sistema di mediazione pubblica, con il Comune garante nei confronti dei proprietari, in cambio di canoni calmierati e della riqualificazione dei locali sfitti.
 
Non serve inventare nulla di nuovo. In molte realtà italiane ed europee esistono già modelli che funzionano.
 
In Emilia-Romagna il progetto dei “Temporary Shop” ha permesso a giovani artigiani e commercianti di aprire attività sperimentali per alcuni mesi grazie al sostegno pubblico sugli affitti. Molte di quelle esperienze sono poi diventate negozi stabili.
 
In Lombardia e Veneto, attraverso i “Distretti del Commercio”, i Comuni utilizzano fondi pubblici per abbattere i costi di gestione delle attività e coordinare servizi, promozione e orari, restituendo competitività ai centri storici.
 
Altre città, come Arles in Francia o Grottaglie in Puglia, hanno puntato sulla specializzazione commerciale e culturale, trasformando le proprie vie in spazi dedicati all’artigianato artistico e alle eccellenze locali, cioè a ciò che l’e-commerce non potrà mai sostituire.
 
Rivedere le vecchie botteghe illuminate e vive non è un’utopia. Ma servono idee, coraggio e una precisa volontà politica su come utilizzare i soldi dei cittadini.
 
Con il piccolo cabotaggio — un contributo a uno, una mancetta a un altro — non si costruisce il futuro di Castiglion Fiorentino e non si naviga in mare aperto.

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