La Fondazione Arezzo Wave Italia chiede la restituzione del marchio Arezzo Wave
Il Comune di Arezzo continua a spendere denaro dei cittadini per restare comproprietario del marchio Arezzo Wave.
È il marchio di una manifestazione con cui l’Amministrazione ha dimostrato di non voler avere più nulla a che fare.
Nel 2026, anno del quarantennale, il Comune le ha negato per la prima volta in quarant’anni qualsiasi contributo.
Il marchio di Arezzo Wave, lo ricordiamo, era stato ceduto in comproprietà al Comune gratuitamente e su sua richiesta.
Oggi il Comune lo rinnova con risorse pubbliche, ma non lo usa e non sostiene il progetto che rappresenta.
Non è una questione solo di cifra, ma di coerenza.
In campagna elettorale il Sindaco ha risposto “no, perché è privato” alla domanda su Arezzo Wave.
Nella risposta all’interrogazione consiliare, l’Assessora alla Cultura Natalie Dentini scrive che le realtà culturali non vanno valutate sulla base di “un credito acquisito una volta per tutte”. Se il Comune non crede più in Arezzo Wave, non ha senso che ne resti comproprietario con i soldi della città.
Con PEC del 6 ottobre avevamo chiesto al Sindaco una risposta entro il 30 ottobre.
Dal Sindaco nessuna risposta: consideriamo quindi la lettera dell’Assessora la risposta implicita del Comune alla nostra PEC inevasa.
La Fondazione Arezzo Wave Italia ETS chiede quindi formalmente la restituzione della quota del marchio.
Nei giorni scorsi abbiamo letto la risposta scritta dell’Assessora Dentini ai consiglieri di opposizione che trovate allegata.
L’interrogazione sul quarantennale di Arezzo Wave era stata presentata il 14 agosto.
La risposta dell’Assessora porta la data del 28 ottobre: SETTANTACINQUE giorni dopo, a festival concluso da quasi un mese, e due giorni prima della scadenza indicata nella nostra PEC. La risposta, un po’ tardiva, arriva dalla stessa Amministrazione che rimprovera alla Fondazione di non aver presentato in tempo una proposta dettagliata.
Nella risposta, inoltre, ci sono affermazioni che non corrispondono al vero e che i documenti smentiscono. Eccone alcune.
IL LOGO DEL COMUNE. L’Assessora sostiene che la Fondazione non abbia dato il giusto spazio al logo del Comune. Il logo, invece, compare sui materiali di ARÌA di Musica, il progetto che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Arezzo (e di quello di Lucignano), come dimostrano le fotografie dei materiali stampati ( vedete allegati ) . Non compare invece su quelli del Festival, perché per il Festival il Comune non ha dato alcun contributo.
Nei materiali di una manifestazione compaiono i loghi di chi la sostiene, per rispetto degli sponsor e dei partner che vi investono risorse. La Regione Toscana ha sostenuto il progetto e il suo logo è presente. Il Comune ha scelto di non farlo.
LA PROPOSTA “MAI PRESENTATA”. L’Assessora afferma che la Fondazione non abbia mai presentato una proposta documentata. Il 16 agosto 2026 abbiamo invece inviato una mail con il dettaglio delle iniziative per il quarantennale: il festival, la mostra, il murale e le altre attività previste.
A questa mail sono seguiti un incontro con l’Assessora e diverse conversazioni telefoniche. Il progetto era noto all’Amministrazione da mesi. Il Comune ci aveva assicurato una risposta per il 21 settembre: quel giorno è risultato irreperibile, e la decisione ci è stata comunicata solo quando siamo andati di persona, a due giorni dall’inizio delle iniziative.
Su un bilancio per la cultura di circa 2.850.000 euro, non sono stati trovati 15.000 euro per i quarant’anni di un festival con oltre 900 iscritti da tutta Italia. Le foto e le mail che provano quanto scriviamo sono a disposizione di chiunque voglia verificarle.
IL BANDO E IL PATROCINIO. L’Assessora sottolinea che la Fondazione non ha partecipato ai bandi della Fondazione Guido d’Arezzo e delle Politiche Giovanili.
L’unica volta che abbiamo partecipato al bando della Fondazione Guido d’Arezzo, Arezzo Wave si è classificata ventiduesima su ventiquattro, fuori dai progetti finanziati, che ricevevano comunque contributi di due o tremila euro:
cifre incompatibili con un festival nazionale. In passato, il principale bando comunale delle Politiche Giovanili, destinato a un solo festival, ha assegnato al vincitore 120.000 euro per tre anni, più un’estensione di 40.000 euro per il quarto: 160.000 euro in tutto.
Per parteciparvi servivano requisiti, fissati dal Comune, che curiosamente escludevano proprio Arezzo Wave, la stessa realtà che negli stessi anni rientrava nei requisiti dei bandi nazionali e internazionali e vi si classificava ai primi posti.
L’Assessora scrive inoltre che non abbiamo chiesto il patrocinio. Non abbiamo chiesto il solo patrocinio perché al Comune chiedevamo un sostegno concreto, non l’uso di un logo. La Fondazione Arezzo Wave Italia resta come sempre disponibile al confronto, purché fondato sui fatti. E i fatti, oggi, dicono che il Comune non vuole sostenere Arezzo Wave né usarne il nome. Ne prendiamo atto.
Al Comune chiediamo allora una cosa semplice: ci restituisca il marchio, e smetta di spendere soldi pubblici per tenerlo chiuso in un cassetto. «La situazione del Comune», commenta il Presidente Mauro Valenti, «mi ricorda una frase che il mio grande babbo mi diceva sempre: è come il CAN DALL’AGLI , non mangia e non fa mangiare.
Il Comune è comproprietario del marchio Arezzo Wave, ma non lo usa, non lo sostiene e non fa nulla perché diventi un’occasione per la città. Eppure se lo tiene.
È un comportamento che non porta vantaggio a nessuno, e meno di tutti ad Arezzo».

