Un plauso sincero, dunque. Finalmente si riconosce ciò che il comparto orafo vive da tempo: una crisi sostanziale, e un tessuto produttivo aretino che non potrebbe mai assorbire un esubero di lavoratori dell’oro. Bene. Siamo felici di questa sveglia, che per noi suona da circa il 2020. Voi dove eravate?
La domanda va posta con franchezza: non fate parte delle stesse forze politiche che mettono in atto questi dazi e queste politiche? Adesso però non ci si può più girare dall’altra parte. Chi ha riconosciuto il problema ha il dovere di agire, e la credibilità si misura sui fatti.
La prima cosa da fare è chiedere ai vostri referenti al governo una proroga della cassa integrazione in deroga. Le aziende soffrono da un periodo molto più lungo di quello coperto dall’ammortizzatore, e non per colpa loro. I lavoratori non possono aspettare che la tempesta passi mentre le tutele scadono.
Ci sono soldi per le armi, e allora perché non per la cassa integrazione? Se le risorse esistono, si usino per tenere in vita aziende che pagano il prezzo di una guerra che non hanno voluto. Difendere il lavoro e il territorio viene prima di ogni altra scelta.
Il sostegno al lavoro aretino non può restare uno slogan. Serve un impegno concreto, verificabile, da portare subito nelle sedi istituzionali. Se intendete farlo, sarete trovati al nostro fianco. Se il plauso resterà solo parola, lo diremo apertamente.

