Poche settimane fa abbiamo lanciato un appello sulle condizioni del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Donato di Arezzo.
Abbiamo chiesto chiarezza, trasparenza e di essere informati sul progetto generale che riguarda il futuro dell’AUSL Sud Est e di tutta la sanità del nostro territorio.
Oggi ricominciamo a fare domande e a chiedere chiarezza sull’Ospedale Santa Margherita della Fratta e sui problemi che sta affrontando.
Carenza di personale, con conseguenti lunghe liste di attesa in generale, situazione limite del pronto soccorso, con difficoltà organizzative, organico insufficiente e un aggravamento delle criticità già evidenziate nei mesi scorsi,
riduzione dell’attività nei fine settimana dei reparti Ortopedia e Chirurgia, già oggetto di polemiche negli ultimi mesi a causa di sottodimensionamento dell’organico, necessità di rafforzare la medicina territoriale e le Case di Comunità, problemi di manutenzione della struttura; in sintesi una grande incertezza sul futuro di questo presidio ospedaliero.
Il nodo centrale della discussione non è tanto l’annuncio di chiusure già decise, quanto il timore di un progressivo ridimensionamento dell’ospedale, dovuto a:
- carenza di medici e infermieri;
- difficoltà nel garantire alcuni turni;
- possibile riduzione dell’attività di alcuni reparti;
- mancata chiarezza sul piano di sviluppo del presidio
Questi i temi e le problematiche relative ad un territorio che conta oltre 60.000 residenti che oggi sentono a rischio il sistema sanitario e, di conseguenza, la loro salute.
Siamo naturalmente riconoscenti a chi lavora alla Fratta, a tutti i medici, agli infermieri e a tutto il personale, auspichiamo solo che questo lavoro, svolto con cura e con la massima dedizione, non sia inutile e che possa in qualche modo attirare l’attenzione della Azienda e della Regione, oltre a tutti i Comuni del territorio interessato, per un progetto di riorganizzazione della sanità pubblica;
anche perché quello che temiamo, e stando così le cose c’è molto da temere, è che queste carenze e queste mancanze vengano risolte da soggetti privati.
Il tutto anche tenendo conto che l’assessora regionale alla salute Monia Monni ha annunciato che il divario tra le risorse che la Toscana riceve dallo Stato e i costi del sistema sanitario raggiungerà i 400 milioni di euro, ben 80 milioni in più rispetto al 2025.
Il presidente della Regione, Eugenio Giani, invita a non parlare di “disavanzo”. Ma cambiare il nome ai problemi non li risolve.
I cittadini, i Sindaci, le forze politiche hanno il diritto di sapere qual è la reale situazione dei conti della sanità toscana e, soprattutto, chi sosterrà il peso di eventuali scelte future. La preoccupazione è concreta: per coprire i costi quali sono le risorse disponibili? Saranno ancora una volta famiglie e imprese a pagare?
Difendere la sanità pubblica significa garantire servizi efficienti, investire con responsabilità e amministrare con la massima trasparenza.
Per questo servono dati chiari, spiegazioni puntuali e un confronto aperto con le Istituzioni e con tutti i cittadini che meritano risposte, non slogan.
La trasparenza non è un’opzione: è un dovere verso chi ogni giorno contribuisce con il proprio lavoro e le proprie tasse.
Per tutti questi motivi, e per la salute di tutti i cittadini, AVS sostiene le ragioni dei Sindaci di Foiano della Chiana, di Marciano della Chiana e di Lucignano e ribadisce la loro richiesta di convocazione urgente dei sindaci della Valdichiana Aretina e chiede l’apertura di un confronto aperto sulla situazione attuale e sugli sviluppi futuri della sanità in provincia di Arezzo.

