Cosa è rimasta dell’emancipazione femminile ad Arezzo? Quella che ha scritto la storia della nostra provincia negli anni ’60 e 70? degli anni 60 e 70? Quale è stato il livello di partecipazione attiva delle donne e qual è il suo futuro?
Arezzo è stato un laboratorio, ma anche un’esperienza concreta e diretta di grandi espressioni dell’emancipazione delle donne.
Pensiamo alla lunga ed iconica storia delle leboline, chiamate a simbolo di questa loro irruzione nell’organizzazione sociale dell’epoca.
Con la creazione anche di una classe dirigente nel mondo del lavoro e della politica. Di quella grande esperienza negli anni si sono dispersi sia dispersi alcuni tratti.
E’ necessario riprendere quella strada, quel percorso e individuare tutte le azioni necessarie per rimettere al centro dell’attenzione dell’intera società questo tema, dai diritti personali a quelli nei luoghi di lavoro, alle questioni di famiglia.
L’occasione è offerta da Casa Riformista che mercoledì 20 maggio alle 17,30, alla Casa delle Energie (in via Leone Leoni, ha organizzato un incontro al quale parteciperanno direttamente chi è stato testimone di quell’esperienza con ruoli anche assai diversi fra loro.
Dopo i saluti di Gianni Ulivelli, presidente provinciale di Italia Viva, interverranno Bianca Leda Patrussi, già assessore alla provincia di Arezzo, Donella Mattesini, Assistente Sociale Coordinatore presso la Prefettura di Arezzo, assessore sia alla Provincia che al Comune dove ha ricoperto anche l’incarico di vicesindaco, senatrice per due legislature, con numerosi incarichi all’interno del suo partito, Vincenzo Ceccarelli, candidato sindaco al Comune di Arezzo per il centrosinistra.
Le conclusioni sono affidate a Teresa Bellanova, sindacalista, parlamentare di lungo corso, è stata ministro in vari governi. Figura di punta di Italia Viva.
L’impegno di Teresa Bellanova per l’emancipazione femminile si fonda sull’idea che l’indipendenza economica, la lotta contro lo sfruttamento e la rappresentanza nelle istituzioni siano i pilastri fondamentali della parità di genere.
La sua visione e il suo percorso politico si delineano attraverso tre direttrici principali:
Riscatto sociale e lavorativo: Partita giovanissima come bracciante agricola nel Salento, ha trasformato la sua esperienza in una battaglia politica contro il caporalato e il lavoro sommerso, piaghe che colpiscono in modo sproporzionato le donne.
Per Bellanova, il lavoro è sempre stato il primo e più importante strumento di emancipazione e libertà.
Contrasto alla violenza e sfruttamento: Ha rappresentato l’Italia nelle sedi internazionali, come alla Commissione ONU sulla Condizione delle Donne (CSW), ponendo l’accento sulla tutela delle lavoratrici migranti, sulla lotta alla tratta e sulla necessità di politiche di welfare robuste.
Rappresentanza e autonomia: Nei suoi ruoli di governo, ha sempre promosso l’importanza della leadership femminile.
Ha sostenuto che il superamento degli stereotipi passi attraverso la presenza paritaria delle donne nei luoghi decisionali, senza delegare a schemi precostituiti ma affermando la piena libertà e autorità di autodeterminazione delle donne nella società.

