Ad Arezzo perfino avere dei nonni disponibili rischia di diventare un elemento che pesa nella graduatoria per l’asilo nido..
Un paradosso solo apparente, che racconta bene un problema più grande: invece di costruire un sistema pubblico forte, accessibile e capace di accompagnare davvero genitori, bambini e bambine, il Comune continua troppo spesso a ragionare come se la cura fosse prima di tutto un affare privato, familiare, domestico.
“Il punto non è mettere in discussione il ruolo prezioso dei nonni, che spesso tengono in piedi intere famiglie — dichiara Francesco Romizi, candidato al Consiglio comunale di Arezzo per Alleanza Verdi Sinistra – Arezzo 2020 — Il punto è che una città moderna non può fondare le proprie politiche per l’infanzia sull’idea che, se c’è un nonno sotto i 75 anni, non occupato e residente ad Arezzo, allora il bisogno della famiglia sia automaticamente minore.
I servizi educativi devono essere un diritto, non una corsa a dimostrare di essere abbastanza soli”.
Romizi parla anche da padre di due bambini piccoli: “So bene cosa significhi per una famiglia organizzare ogni giorno lavoro, scuola, orari, imprevisti, malattie, attività, vacanze scolastiche, costi. E so bene quanto i nonni siano spesso fondamentali.
Ma proprio per questo il Comune dovrebbe aiutare le famiglie, non dare per scontato che ci sia sempre qualcuno a cui scaricare il peso della cura”.
Per Romizi, il tema dei nidi è solo il segnale più evidente di una questione più ampia: Arezzo non ha ancora una vera politica per l’infanzia e per le famiglie.
“In questi anni le famiglie aretine sono state lasciate troppo spesso a organizzarsi da sole. Nidi, mense, pre e post scuola, doposcuola, centri estivi, sostegno alla disabilità, mediazione culturale, parchi e spazi gioco: manca una visione complessiva della città a misura di bambini e bambine. E una città che non è a misura di bambini, semplicemente, non è a misura di famiglie”.
Uno dei nodi principali riguarda le mense scolastiche. La qualità del pasto a scuola non è un dettaglio amministrativo, ma un pezzo fondamentale del diritto allo studio, della salute, dell’educazione alimentare e della sostenibilità.
“Anche Arezzo deve alzare l’asticella — prosegue Romizi —. Serve un investimento serio sulla qualità del cibo, sulla manutenzione delle cucine, sulla riduzione della plastica usa e getta, sul contrasto agli sprechi alimentari e su un sistema tariffario più equo. Le mense non sono un servizio accessorio: sono welfare quotidiano”.
Il tema è anche quello dell’organizzazione dei tempi di vita. Pre e post scuola, doposcuola, servizi educativi estivi e attività integrative non possono dipendere dalla buona volontà dei singoli istituti, dalle possibilità economiche delle famiglie o dalle differenze tra quartieri.
“Il Comune deve tornare a programmare, coordinare e garantire pari opportunità educative. Non può limitarsi a delegare, tamponare, rincorrere le emergenze. Le famiglie hanno bisogno di servizi stabili, prevedibili, accessibili. Non di soluzioni improvvisate ogni anno”.
C’è poi la questione degli spazi pubblici. Parchi sporchi, giochi rotti o inutilizzabili, aree verdi poco curate, impianti sportivi di quartiere trascurati non sono solo problemi di decoro: sono il termometro di quanto una città tenga davvero ai suoi bambini.
“Quando un’area gioco è abbandonata, quando un parco non è sicuro o non è curato, quando le famiglie non hanno luoghi belli e accessibili dove stare, non stiamo parlando solo di manutenzione.
Stiamo parlando di qualità della vita. Da padre, prima ancora che da candidato, penso che una città si misuri anche da qui: da dove possono giocare i bambini, da quanto sono sicuri gli spazi pubblici, da quanto una famiglia si sente accolta e non semplicemente tollerata”.
Per questo Romizi propone un cambio di passo concreto: più sostegno alle scuole pubbliche comunali e statali, nuove e ulteriori agevolazioni tariffarie basate sull’Isee, potenziamento dei servizi educativi estivi, investimenti su parchi e aree gioco, maggiore supporto alle famiglie con figli disabili, rafforzamento della mediazione culturale e dei corsi di italiano per bambini stranieri, oltre all’utilizzo di sedi alternative ai plessi scolastici durante le elezioni, per evitare continue interruzioni dell’attività didattica.
“Arezzo ha bisogno di una politica dell’infanzia finalmente contemporanea. Non basta tagliare nastri, fare annunci o usare le famiglie come argomento da campagna elettorale. Servono servizi, cura, accessibilità, manutenzione, qualità. La destra in questi anni ha privilegiato troppe operazioni di immagine e troppo poca attenzione alla vita reale delle persone”.
Romizi rilancia infine una proposta simbolica ma concreta: una mensa pubblica convenzionata per studenti delle scuole medie e superiori nel centro città.
“Sarebbe un servizio moderno, sociale e utile, capace di aiutare tante famiglie e tanti ragazzi che vivono quotidianamente la città per motivi di studio. Una misura semplice, ma capace di dire una cosa molto chiara:
Arezzo vuole essere una città che accompagna chi cresce, non una città che si ricorda dei giovani solo nei discorsi ufficiali”.
“Una città che investe sull’infanzia investe sul proprio futuro. Una città che scarica tutto sulle famiglie, sui nonni, sulle scuole e sulla buona volontà dei singoli, invece, sta solo rinunciando al proprio compito”.

