Di solito, a fine mandato, gli assessori uscenti sono il fiore all’occhiello di una campagna elettorale: si esibisce il lavoro fatto, si rivendicano i risultati.
Comanducci e Gamurrini fanno il contrario: tengono i loro assessori lontani dai riflettori. Un segnale che parla da solo. Su nove assessori uscenti, sei si sono ricandidati. Vediamo cosa hanno lasciato in eredità alla città:
Federico Scapecchi (Sport): la Regione ha messo a disposizione oltre 50 milioni di euro in sei anni per nuovi impianti sportivi e riqualificazioni. Bandi vinti dal Comune di Arezzo: zero.
Francesca Lucherini (Urbanistica): cinque anni e l’archivio storico comunale non funziona ancora. Promesse tante, risultati nessuno. Nel frattempo, l’economia della città ha pagato un prezzo salato.
Giovanna Carlettini (Personale, Pari opportunità, Politiche animali, Rapporti col Consiglio): sei anni di mandato, un atto di rilievo presentato in Consiglio comunale. Quale? Il regolamento sulle aree cani.
Alberto Merelli (Bilancio): ad aprile ha presentato il suo sedicesimo bilancio. Sedici. A questo punto è un professionista della continuità, non del cambiamento.
Monica Manneschi (Innovazione, Semplificazione burocratica, Politiche della casa): per capire la sua idea di “politiche della casa”, basta fare un giro in via degli Accolti e vedere in quali condizioni vivono i residenti.
Lucia Tanti (Vicesindaco): di fatto il vero sindaco degli ultimi cinque anni. Le condizioni in cui versa oggi la città sono la sua carta d’identità amministrativa.
La domanda è semplice: se vincesse il tandem Comanducci-Gamurrini, cosa cambierebbe davvero?
Con sei assessori su nove pronti a tornare in giunta, la risposta è altrettanto semplice: niente. Sarebbe a tutti gli effetti un Ghinelli ter: stesse facce, stessa gestione, stessi risultati.
Arezzo merita di più.
Giovanni Donati e Alessandro Caneschi candidati PD

