Cerva ferita a Lignano: Carlettini annuncia una querela un pò tardiva

“Le lacrime di coccodrillo non cancellano le responsabilità”
L’Assessore Carlettini annuncia con solennità l’intenzione di procedere con una querela

contro ignoti per il grave episodio che ha portato alle lesioni della cerva di Lignano, ultima

superstite di un contesto segnato da incuria e abbandono.
 
Una presa di posizione che, a prima vista, potrebbe apparire doverosa.
 
Eppure, al di là della dichiarazione formale, resta difficile non cogliere una nota di tardività e, soprattutto, di insufficienza.

Pur mettendo da parte, per un momento, il dolore sincero per la sofferenza inflitta a questo

animale, è necessario affrontare la questione con lucidità e rigore, individuando responsabilità
che non possono essere liquidate con un generico riferimento a ignoti.
 
È indubbio che l’ignoranza di chi ha alimentato la cerva rappresenti una concausa determinante dell’accaduto.

Tuttavia, sarebbe intellettualmente disonesto fermarsi a questa lettura superficiale.

Occorre interrogarsi sul ruolo che ha avuto il clamore mediatico alimentato da alcune frange
estremiste dell’animalismo locale, ben radicate nel territorio aretino, che hanno contribuito a trasformare la cerva di Lignano in un simbolo da esporre e, implicitamente, da “accudire”.

Un’attenzione morbosa che ha finito per snaturare l’equilibrio in cui la cerva avrebbe

continuato a vivere indisturbata, come aveva fatto per anni all’interno del Parco di Lignano.

Ma sarebbe un errore, e forse anche una comoda scorciatoia, attribuire a queste dinamiche

l’intero peso della vicenda.
 
La responsabilità principale resta in capo al Comune di Arezzo, la cui inadempienza si manifesta in modo evidente e prolungato.
 
Da mesi il Parco di Lignano versa in uno stato di completo abbandono, nonostante il Comitato Uniti per Lignano abbia raccolto e formalmente consegnato un numero significativo di firme per sollecitarne il ripristino e la messa in sicurezza, anche e soprattutto degli animali presenti.

A rendere il quadro ancora più grave è la chiusura dimostrata dall’amministrazione nei

confronti di proposte concrete.
 
Degli imprenditori locali, presentatosi tramite il Comitato, avevano manifestato interesse a farsi carico della gestione dell’intero complesso del Parco attraverso un bando pubblico. Un’occasione per trasformare una criticità in opportunità è stata di fatto ignorata, lasciando che il degrado proseguisse indisturbato.
 
 

Il Parco di Lignano si configura così come l’ennesimo emblema di una legislatura segnata
dalla non gestione, da promesse rimaste tali e da una distanza sempre più evidente tra

amministrazione e territorio.

In questo contesto, le dichiarazioni odierne rischiano di apparire come un esercizio retorico più che un’assunzione reale di responsabilità.


L’Avvocato Sonia Rosini, Presidente del Comitato Uniti per Lignano, si riserva pertanto di

intraprendere azioni legali nei confronti di coloro che, all’interno delle istituzioni comunali

aretine, non hanno adempiuto al dovere di garantire la sicurezza di questo animale.

Una responsabilità che, questa volta, non può essere attribuita alla natura o ai predatori, ma all’ignoranza e alla superficialità umana.


Sonia Rosini

Presidente del Comitato Uniti per Lignano

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