Romizi: “Fondazione Guido d’Arezzo: ci sono punti da chiarire”

“Lo scorso 2 gennaio avevamo denunciato pubblicamente la gestione della Fondazione Guido d’Arezzo. Ci saremmo aspettati un segnale di apertura, in coerenza con lo statuto stesso dell’ente. Invece abbiamo ricevuto in risposta solo un arroccamento istituzionale.

Dal primo gennaio di quest’anno le onlus hanno ufficialmente cessato di esistere a seguito della riforma del terzo settore.

La fondazione è qualificata come ente a controllo pubblico ma a oggi non sembrano ottemperati obblighi di trasparenza e rendicontazione.

Siano piuttosto dinanzi a un club. Inoltre, mentre altre città hanno già presentato da tempo i cartelloni e le strategie culturali per l’anno in corso, ad Arezzo regna un silenzio assordante che coinvolge perfino i soci sostenitori e gli operatori culturali del territorio che ancora aspettano il bando per la compartecipazione alle attività culturali.

Qual è la visione strategica per i prossimi mesi? Senza una programmazione tempestiva, si strozza il tessuto culturale cittadino, penalizzando chi opera con professionalità.

Un altro punto critico riguarda la gestione del Teatro Petrarca. Chiediamo con urgenza un aggiornamento sulle tariffe applicate.

È necessario chiarire se il costo dei canoni stia diventando una barriera insormontabile per le realtà locali, a vantaggio solo di pochi circuiti protetti.

Per non parlare della nota della Cgil, dove sono apertamente citate confusione gestionale e cronica incertezza che gravano sul personale della Guido d’Arezzo.

E a dire il vero anche di Arezzo Intour. Ma restando sulla prima, vogliamo evitare che essa venga sfruttata a fine mandato solo per consulenze e ricerca di un nuovo direttore.

Tutti questi motivi mi hanno portato a presentare un’interrogazione urgente in Consiglio Comunale su cui attendo risposta scritta. Non escludo un esposto alla Corte dei Conti e al Difensore civico regionale”.

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