Fra pochi giorni finirà la campagna elettorale e fra una settimana saremo già con i risultati del primo turno di elezioni (e magari 15 giorni dopo il ballottaggio).
Nei due mesi che hanno preceduto questi appuntamenti elettorali, abbiamo tutti sentito tantissime proposte, molto rumore, qualche proposta seria da parte dei sei candidati a sindaco e dei 519 candidati al consiglio comunale.
Nella realtà tutto questo porterà, oltre ad un cambio a Palazzo dei Priori, anche a lasciare sul terreno tutti i problemi per i quali sono annunciate soluzioni, a volte mirabolanti, ma con la consapevolezza che poi ad ogni promessa o progetto bisogna dare gambe.
Uno dei temi affrontati un po’ da tutti e quello dei giovani: del lavoro della possibilità e capacità di un’amministrazione anche di frenare la fuga verso l’estero.
Dati Inps alla mano, sono 592 i giovani sotto i 30 anni che hanno lasciato il nostro territorio nell’ultimo anno censito (il 2024). 4.500 in dieci anni. 19.000 mila a livello italiano, sempre nel 2024. Ognuno prova a dare una propria ricetta, ma molto rimane solo sulla carta.
Casa riformista ha deciso di far partire da Arezzo due progetti che diventeranno patrimonio una più ampia proposta, una da applicare subito alla nostra città, l’altra da proporre al Governo e al Parlamento per trasformarla in una norma nazionale, attraverso le Primarie delle Idee.
Dalla nostra città parte la proposta di istituire un tavolo operativo (proposto da Riccardo Sestini, presidente area aretina di Italia Viva) guidato dal Comune:
dovrà rafforzare il coordinamento tra sistema educativo, università, imprese, professioni e istituzioni, ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di competenze, sostenere la competitività del sistema produttivo locale e favorire il radicamento dei giovani nel territorio.
Il “Tavolo” è concepito come un dispositivo flessibile, capace di adattarsi ai temi e alle priorità emergenti, mantenendo al tempo stesso una continuità nel lavoro e negli obiettivi.
Il secondo di una modifica profonda della tassazione sui redditi per i ragazzi e per le startup, illustrato da Tommaso Nannicini (gia sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, ex senatore, docente alla Bocconi):
“Dobbiamo far pagare meno tasse ai giovani. L’Irpef dovrebbe crescere non solo col reddito, ma anche con l’età di chi lo dichiara.
E’ una proposta concreta – ha spiegato Nannicini – per aggredire una delle principali distorsioni strutturali che frenano la crescita del Paese: le disparità generazionali che penalizzano i nostri giovani. I nostri, non quelli degli altri.
Se guardiamo al reddito e al lavoro, infatti, l’Italia è di gran lunga la peggiore in Europa a danno delle giovani generazioni.
Anche per noi diventa essenziale una “Start tax”. Non a caso, negli ultimi quindici anni, hanno lasciato l’Italia un milione e mezzo di persone: è come se fossero scomparsi due comuni come Torino e Genova. E il 40% di questi “fuggitivi” aveva meno di 35 anni.
Ad Arezzo le due proposte sono state illustrate e discusse in un convegno svoltosi alla Casa delle Energie, organizzato da Casa Riformista.
Nelle conclusioni la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan, per 8 anni segretaria generale nazionale della Cisl, ha posto l’accento sui ritardi che ha il nostro Paese su tutto il fronte del lavoro e dei redditi.
“Il salario giusto – ha affermato – puo essere solo quello che evita la perdita di potere di acquisto dell’8% registrato negli ultimi 4 anni. O mette seriamente mano alle regole d’ingaggio e di lavoro, con tre morti di media al giorno sui luoghi di lavoro.
Che trova soluzione alla costante riduzione della produzione industriale negli ultimi 40 mesi. E apre alla assunzione dei 70.000 tra medici, infermieri e tecnici che mancano oggi in sanità (unico rimedio alle liste di attesa).
All’estero – ha concluso Furlan, plaudendo ai progetti che partono dal basso come quelli proposti ad Arezzo – i nostri lavoratori guadagnano il doppio: perché dovrebbero restare da noi?”

