In occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, la Fondazione Piero della Francesca, in collaborazione con il Comitato istituito per le celebrazioni, promuove un ciclo di tre conferenze dedicato alla figura del Santo e alla sua rappresentazione nella storia dell’arte, con l’obiettivo di offrire nuove chiavi di lettura sulle opere che hanno contribuito a costruirne l’immaginario nel corso dei secoli.
Il primo appuntamento è in programma venerdi 27 febbraio 2026 alle ore 17.30, presso la Casa di Piero della Francesca a Sansepolcro, e vedrà come relatrice Sara Paci Piccolo, docente di storia dell’arte, dell’abbigliamento, di sartoria storica e di cultura materiale presso il Polimoda di Firenze e il Fashion Institute of Technology di New York.
Al centro della conferenza, l’immagine di San Francesco e Santa Chiara, sospesa tra la concretezza delle reliquie — i sai consunti e la finissima alba ricamata di Chiara — e la loro trasfigurazione artistica, affidata allo sguardo degli artisti che ne hanno codificato i tratti essenziali.
Attraverso l’analisi delle principali testimonianze iconografiche, l’incontro ripercorrerà la storia delle vesti di Francesco e Chiara, mostrando come Piero della Francesca abbia saputo tradurre la povertà della lana in una rigorosa geometria di luce, capace di definire un modello visivo destinato a durare nel tempo e a essere continuamente riletto.
“Un percorso che intreccia storia del costume, arte e spiritualità” dichiara Francesca Chieli, presidente della Fondazione “offrendo strumenti critici per leggere le opere d’arte e comprendere il valore simbolico dell’abito nella costruzione dell’iconografia francescana.
In questa prospettiva, la riflessione sulla veste diventa una chiave privilegiata per comprendere la spiritualità di Francesco e Chiara, dove l’abito non è semplice elemento materiale, ma segno visibile di una scelta di vita.
Tra povertà, essenzialità e simbolo, le loro vesti si rivelano parte integrante della rappresentazione artistica, contribuendo a definire un linguaggio visivo capace di tradurre in immagini i valori fondanti della loro esperienza”

