Le parole pronunciate dal presidente del Consiglio comunale Francesco Lucacci nei confronti dei giornali sono gravi e meritano un chiarimento.
Lo dico nella mia duplice veste di consigliere comunale e di iscritto all’Ordine dei giornalisti. Non perché la stampa sia infallibile o non possa essere criticata.
I giornalisti possono sbagliare e chi ricopre un incarico pubblico ha tutto il diritto di contestare un articolo, chiedere una rettifica, fornire documenti e pretendere che le notizie siano verificate con serietà.
Un conto, però, è contestare una notizia precisa, spiegando perché la si ritiene falsa o infondata. Altro conto è affermare genericamente che i giornali diffondono “spesso e volentieri” notizie false.
Una simile generalizzazione finisce per delegittimare un’intera professione e, soprattutto, per indebolire il diritto dei cittadini a essere informati.
È un’affermazione ancora più inopportuna quando proviene dal presidente del Consiglio comunale, che non rappresenta soltanto una parte politica, ma è chiamato a essere garante dell’intera assemblea e della qualità del confronto democratico.
Non si tratta di difendere corporativamente i giornalisti. Si tratta di difendere il ruolo dell’informazione, in particolare di quella locale, svolta spesso da redazioni con poche risorse e da professionisti che seguono ogni giorno la vita amministrativa della città.
La libertà di critica vale per tutti, anche nei confronti della stampa. Ma criticare significa entrare nel merito, indicare gli eventuali errori e confrontarsi sui fatti.
Alimentare una generica sfiducia verso giornali e giornalisti è invece pericoloso, soprattutto in una fase nella quale le notizie realmente false circolano senza controlli attraverso social e piattaforme digitali.
Condivido quindi la richiesta del presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, Giampaolo Marchini, e mi auguro che Lucacci voglia chiarire e riconsiderare le proprie parole.

