C’è una litania malinconica, che da giorni ci sentiamo ripetere per le strade della nostra città, subito dopo aver presentato la nostra candidata: “Che bella persona! Che bel programma! Mi ci rispecchio in pieno… ma perché, allora, non sostenete il centrosinistra?”
Vorremmo darvi la nostra risposta. L’unica possibile. L’unica che non sia un insulto alla vostra e alla nostra intelligenza: perché non venite voi con noi?
Per comprendere questa inversione di prospettiva, bisogna avere il coraggio di guardare infaccia la storia recente, senza i filtri dell’indulgenza.
Dall’autunno in cui cadde il Muro di Berlino, una gran parte della sinistra ha smesso semplicemente di essere se stessa. Ha barattato il proprio orizzonte per sedersi al tavolo del neoliberismo trionfante.
Ha smesso di sognare una società diversa per accontentarsi di amministrare, con buone maniere e sorrisi di circostanza, lo stesso feroce modello economico della destra.
In questo lungo, inesorabile slittamento, non si sono persi solo i voti delle periferie, degli sfruttati e dei disillusi; si è persa, goccia dopo goccia, la dignità.
Il filosofo Slavoj Žižek descrive questa tragedia con precisione chirurgica: la vera vittoria del capitalismo globale non è stata sconfiggere la sinistra, ma convincerla che l’unica politica possibile fosse il “capitalismo dal volto umano”.
E quando Antonio Gramsci ci avvertiva che l’egemonia culturale del nemico si compie quando inizi a pensare con le sue categorie, parlava esattamente di questo: di un centrosinistra che privatizza, che precarizza, che si fa “governatista” ad ogni costo, smarrendo l’anima per conservare la poltrona.
Eppure, noi non siamo qui per erigere recinti o per crogiolarci in una sterile purezza. Al contrario.
Noi siamo pronti ad accogliere il centrosinistra nel nostro progetto e lo eravamo anche un anno fa o cinque anni fa. Le nostre porte sono spalancate.
Se le vostre idee, come ci dite a bassa voce, sono davvero sovrapponibili alle nostre, perché non invertire finalmente la rotta?
Saremmo immensamente felici di condividere con chi oggi milita nel centrosinistra, un percorso nuovo. Un percorso che non incarni più le vecchie liturgie, ma la freschezza di una politica pulita, orizzontale e realmente partecipativa.
Siamo pronti ad accogliervi per combattere insieme, senza ambiguità, la madre di tutte le battaglie: quella contro le privatizzazioni. A partire dall’acqua, che proprio qui ad Arezzo è stata svenduta dal centrosinistra, prima in Italia, in nome di quelle stesse logiche di potere, per arrivare alla difesa strenua della sanità pubblica.
Potremmo, insieme, spazzare via il cinico malcostume per cui la politica è diventata un ufficio di collocamento, un posto dove garantirsi uno stipendio remunerato fingendo di combattere battaglie ideali.
Potremmo insieme dare forza ad un valore dimenticato, come quello della coerenza politica.
Potremmo, con coraggio, ridare voce ai cittadini per ricostruire un senso di comunità necessario, pensando che la sicurezza si raggiunge solo quando ci si prende cura di un luogo, non quando lo si militarizza.
Insieme, sì, potremmo davvero ricreare un orizzonte comune, restituendo ad Arezzo una gestione della cosa pubblica che non sia la mera e grigia amministrazione dell’esistente.
Poi c’è l’accusa finale, il ricatto morale per eccellenza: “La vostra candidatura farà perdere il centrosinistra e consegnerà la città alla destra”.
Fermatevi a riflettere sulla devastante ammissione di sconfitta che si cela dietro questa frase. Se la presenza di una forza di sinistra è già sufficiente a far perdere il centrosinistra, questo è la dimostrazione lampante che la destra ha già vinto. Perché se la nostra esistenza vi fa
cadere, significa che nel centrosinistra non è rimasto più niente.
Significa che il pensiero della destra ha già colonizzato le vostre politiche, a prescindere dall’etichetta che il candidato porta appuntata sul petto. La destra non vince quando prende un voto in più; vince quando ti costringe a diventare come lei per paura di perdere.
Oltretutto, rimangono ormai silenti 4 aretini su 10. La nostra proposta mira anche a ridare voce a chi nelle proposte esistenti non si riconosce.
Non togliamo voti, semmai aggiungiamo elettorato attivo. Vogliamo costruire questa città insieme. Ogni persona, ogni confronto è per noi una ricchezza inestimabile.
Siamo pronti al dialogo, aperti alle contaminazioni. Ma non siamo disposti a scendere a compromessi con chi usa il potere come interesse privatistico e non per l’agire di concerto; non siamo semplicemente disposti a svendere la tutela dei beni comuni.
Pensiamo sia necessario provare ad essere oggi e tutti insieme, l’alba di qualcosa di nuovo e non i custodi di vecchie rovine. Se volete davvero cambiare il mondo, e questa città, sapete dove trovarci.

