La sicurezza è una cosa seria e non è mai opportuno trasformarla in propaganda. Quando si evocano paure e contrapposizioni, si rischia di alimentare spiriti che poi è difficile controllare.
La Giunta di Cortona ha approvato una direttiva sul divieto di accedere agli immobili comunali con il volto non riconoscibile. Un atto che ricalca pari pari la legge 152 del 1975, che vieta, senza giustificato motivo, l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo che renda difficoltoso il riconoscimento della persona in un luogo pubblico o aperto al pubblico.
Il principio, in sé, è assolutamente condivisibile: negli uffici pubblici chi accede deve poter essere identificato. È una questione di sicurezza e di buon senso e, crediamo, anche di laicità delle istituzioni, che devono essere neutrali e garantire il rispetto delle regole a prescindere dalle convinzioni religiose o dagli usi e costumi delle persone.
La domande da porsi sono altre: quella norma esiste da anni, fino ad oggi forse non è stata fatta rispettare?
Era necessario intervenire? Quando un Paese decide di intervenire lo fa attraverso una legge e definendo con chiarezza regole, ambito di applicazione e conseguenze della loro violazione.
A Cortona, invece, si approva una direttiva vuota di qualsiasi sanzione concreta che ricalca una legge già esistente e si scelgono parole come “costume e usanze” che servono per strizzare l’occhio al dibattito nazionale su velo islamico, burqa e niqab.
La sicurezza non si garantisce alimentando paure e costruendo nuovi nemici.
I cittadini non hanno bisogno di finzioni burocratiche per fare notizia, un metodo che abbiamo visto diffondersi come una piaga a partire dalle iniziative del Governo nazionale che in questi anni è stato prolifico perlopiù di misure scarsamente utili, ma narrate come soluzioni definitive.
Governare per la nostra sicurezza non significa soltanto lanciare messaggi. Significa applicare le leggi, garantire servizi efficienti, prevenire i conflitti e promuovere inclusione e convivenza.
C’è un modello sperimentato in tanti paesi europei e buone pratiche locali anche in Italia, con risultati scientificamente dimostrati che ci dice che occorre ben altro:
lavorare con coerenza e attenzione tenendo insieme scuola, servizi sociali, mediazione dei conflitti, collaborazione con le forze dell’ordine, senza mai perdere di vista la tutela della sicurezza, il rispetto della dignità e i diritti delle persone.
Meno propaganda, meno distrazioni di massa, meno like a buon mercato. Più buon governo. Anche a Cortona.

