12 giugno: sciopero dei lavoratori della cultura al museo Archeologico

Domani 12 giugno, con inizio alle 10.30, presidio sindacale di fronte al Museo Archeologico di Arezzo in occasione dello sciopero nazionale dei lavoratori di musei, archivi e strutture culturali.

“La crisi strutturale del comparto cultura nel nostro territorio è ormai un’emergenza cronica – commentano Gabriella Petteruti e Luca Innocenti, dirigenti di Fp e Nidil Cgil.

Il progressivo e costante taglio delle risorse pubbliche ha ridotto gli organici all’osso nei Musei, alla Soprintendenza, nell’Archivio di Stato.

L’intero sistema museale statale del nostro territorio può contare su appena 2 funzionari e meno di 30 assistenti alla fruizione.

Con questi numeri minimi, divisi tra i 5 musei di Arezzo (dall’Archeologico a Casa Vasari) e i musei di Anghiari, garantire le normali aperture al pubblico è diventato un gioco d’incastri difficilissimo”.

La carenza di personale si scarica interamente sulle spalle dei lavoratori rimasti, rendendo difficile utilizzare le ferie, i permessi previsti dalla Legge 104 per l’assistenza ai familiari con disabilità e lo stesso diritto di sciopero, finora costantemente compresso dalle esigenze di servizio.

Enormi difficoltà anche all’Archivio di Stato. “Questa fondamentale struttura del Ministero della Cultura non è un semplice deposito di documenti ma l’istituto che conserva, ordina e rende fruibile la memoria storica, documentaria e amministrativa del nostro territorio.

Senza la sua funzione di tutela e ricerca, i cittadini perderebbero il legame con le proprie radici giuridiche e culturali, e diventerebbe impossibile la stessa ricerca storica e scientifica. Eppure, anch’esso si trova oggi in uno stato di sofferenza estrema a causa del blocco del turn over”.

La risposta del Ministero a questa crisi generalizzata è la peggiore possibile. “I servizi – ricordano Petteruti e Innocenti – sono garantiti solo grazie a un ampio ricorso a esternalizzazioni, lavoratori precari, finte partite IVA e operatori regolati dai contratti del Commercio o di Federculture.

Siamo davanti a una vera e propria divisione di classe interna ai luoghi della cultura: lo Stato esternalizza la gestione del proprio patrimonio, scaricando il rischio sui lavoratori attraverso appalti al ribasso e dumping contrattuale”.

Duro il commento di Fp e Nidil Cgil sull’intervento delle fondazioni private e del terzo settore: “pur avendo sopperito temporaneamente alle carenze economiche e gestionali del Ministero della Cultura, ha finito per stravolgere la natura stessa dell’istituzione culturale.

La cultura è stata così progressivamente trasformata in una merce da cui estrarre profitto, piegando la ricerca, la tutela e la divulgazione scientifica alle sole logiche del mercato e del turismo di massa.

Il sistema odierno preferisce sottrarre investimenti pubblici a questo settore essenziale per destinarli alla corsa al riarmo. È inaccettabile finanziare l’economia della distruzione tagliando i fondi a festival, rassegne, archivi e musei”.

Tre i temi principali dello sciopero.

Dignità e uguaglianza. Quindi salari equi, organici adeguati e contratti di settore per fermare i contratti pirata e il precariato selvaggio.

Stop agli appalti tossici. Quindi la difesa del ruolo pubblico della cultura contro le privatizzazioni, stabili reinternalizzazioni e un piano straordinario di assunzioni nel Ministero della Cultura per garantire servizi, ferie e diritti.

Infine un welfare di civiltà con l’introduzione del reddito di discontinuità per tutelare i lavoratori intermittenti.

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