Gdf Arezzo: controlli su lavoro nero e tutela dei marchi

Continuano i controlli del Comando Provinciale della Guardia di Finanza Arezzo in materia di lavoro nero su tutta la provincia. Dall’inizio dell’anno i Reparti operativi del territorio hanno effettuato 74 interventi, 27 dei quali hanno evidenziato irregolarità.

Le ispezioni hanno interessato varie tipologie di attività economiche e, in particolare, ristorazione e minimarket alimentari, terzisti del distretto dei metalli preziosi e del settore “tessile, abbigliamento e pelletteria”, edilizia, autolavaggi e altre attività imprenditoriali.

Sono stati complessivamente scoperti 39 lavoratori “in nero” e 11 irregolari, dei quali 6 italiani e 44 stranieri (15 bangladini, 10 indiani, 7 pakistani, 2 cinesi, 2 egiziani e 8 di altre
nazionalità), 4 dei quali irregolarmente presenti sul territorio nazionale.

Per questi ultimi, i rispettivi datori di lavoro (di nazionalità bengalese, pakistana, egiziana e cinese), sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Arezzo per aver impiegato alle proprie dipendenze connazionali privi del permesso di soggiorno.

In 11 imprese, tutte con titolari stranieri, è stato inoltre rilevato l’impiego di personale “in nero” in misura superiore al 10% del totale di quello regolarmente assunto. Si tratta di 6 terzisti del settore dei metalli preziosi, 2 minimarket alimentari e 3 autolavaggi. Per tale motivo, sono state nell’immediatezza inoltrate all’Ispettorato Territoriale del Lavoro altrettante segnalazioni per la sospensione dell’attività imprenditoriale.

Ai datori di lavoro in questione sono state complessivamente contestate sanzioni amministrative per oltre 73.000 euro.

Più in dettaglio, con specifico riguardo al distretto dei metalli preziosi, i controlli in questione sono stati orientati prioritariamente verso le aziende, specializzate in piccole lavorazioni (chiusure, pulimentatura, saldatura, galvanica) per conto di terzi committenti, risultate prive di marchio identificativo e titolo legale rilasciati dalla Camera di Commercio.

La vigente disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi prevede infatti che, per prevenire frodi in commercio e per una compiuta tracciabilità dei processi produttivi, gli oggetti in metallo prezioso (platino, palladio, oro e argento) e le loro leghe portino impresso il titolo in millesimi del fino contenuto ed il marchio di identificazione.

Presso la Camera di Commercio è tenuto un apposito Registro degli assegnatari dei marchi di identificazione al quale devono iscriversi, previa domanda, coloro che vendono, lavorano o importano i metalli sopra citati.

E’ stato quindi possibile orientare i controlli anche verso i terzisti del distretto dei metalli preziosi non censiti presso l’Ente camerale quali soggetti appartenenti alla relativa filiera. In alcuni casi, le attività ispettive sono state svolte, per gli ambiti di rispettiva competenza, in collaborazione con personale del Servizio Metrico della Camera di Commercio.

Sotto questo specifico profilo, nell’ambito dei controlli in materia di “lavoro nero”, il Gruppo di Arezzo e la Compagnia di San Giovanni Valdarno hanno perciò rilevato che tre aziende terziste utilizzavano in conto lavorazione metalli preziosi, di proprietà delle aziende risultate essere committenti, privi di marchio identificativo e titolo legale e che sono stati quindi sottoposti a sequestro amministrativo.

Si tratta di oltre 56 kg. di argento e 1,8 kg. di oro, dal valore complessivo di oltre 270 mila euro, che saranno restituiti ai terzisti dopo il versamento delle previste sanzioni e la regolarizzazione delle loro posizioni presso la Camera di Commercio, con l’assegnazione del marchio e del titolo legale.

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