Fa bene il sindaco Agnelli a prendersela con chi cambia casacca in politica. «Dovrebbero dimettersi dalla carica», tuona in un post dai toni severi.
Il riferimento, probabilmente, è agli ultimi movimenti dentro la Lega, come il trasloco della deputata Ravetto verso l’universo di Roberto Vannacci.
E in effetti il trasformismo politico qualche problema lo pone. Non perché sia vietato cambiare idea — capita a tutti — ma perché spesso chi cambia partito continua tranquillamente a tenersi la poltrona conquistata grazie ai voti e al simbolo di un altro schieramento. E lì il patto con gli elettori va a farsi benedire.
Però, quando si fanno certe prediche, il pulpito dovrebbe essere immacolato. E qui casca l’asino. Perché anche il percorso politico di Agnelli sembra più un tour operator elettorale che una linea coerente di pensiero: dal cattolicesimo moderato del CDU a Forza Italia, fino alla Lega sovranista.
Domanda legittima: come si passa dal moderatismo cattolico al sovranismo urlato senza fare una piega?
Come si possa passare dal liberalismo alla compagnia della destra radicale resta difficile da capire.
Sono interrogativi forse un po’ impegnativi per il nostro sindaco, ma prima o poi qualche risposta dovrebbe cominciare a darla, invece di limitarsi all’ennesima metamorfosi da camaleonte politico.
L’impressione, più che altro, è che Agnelli non insegua idee ma coincidenze. Sale sul treno che in quel momento sembra andare più veloce. Ha puntato sulla Lega come si punta sul cavallo favorito, ma la corsa non è finita proprio in trionfo.
Certo, qualche incarico ben remunerato è arrivato. E alla fine, in politica, qualcosa bisogna pur portare a casa.
Ora resta solo da capire quale sarà il prossimo cavallino su cui deciderà di scommettere.

