Letto l’intervento del candidato Consigliere Grasso che tira in ballo la durata del diritto di superficie per il futuro stadio in raffronto a quello per la sede della Croce bianca, c’è da rimanere basiti.
La questione non è fare il gioco dei numeri dicendo “90 anni allo stadio sono troppi e 30 alla Croce Bianca sono pochi”, perché questo tipo di paragoni, oltre a essere demagogici, dimostrano una grave carenza di come funzionano concessioni e diritti di superficie.
Uno stadio è una questione seria, un investimento enorme che va oltre i piani economico-finanziari pluridecennali, riguarda tutta la città oltre che poi avere risvolti nella manutenzione, ordinaria e straordinaria, gestione, servizi, opere pubbliche collegate e infine sostenibilità bancaria.
Per questo concessioni da 60, 90 o 99 anni sono assolutamente normali.
Se invece si ritiene che 30 anni siano pochi per una sede della Croce Bianca, allora si abbia il coraggio di dirlo argomentandolo anche tecnicamente e non con slogan che per fare rumore in campagna elettorale faccia improprie “invasioni di campo”.
Il tema vero è capire quanto investe l’associazione, quali garanzie avrà il Comune e quale ammortamento sarà sostenibile e se il diritto di superficie sarà prolungabile.
Ma evidentemente è più facile fare il confronto “stadio cattivo / Croce Bianca buona”, per far parlare di sé invece di approfondire con serietà le questioni. Non basta mettere insieme due numeri a caso per fare amministrazione pubblica.
Se Grasso non vuole lo stadio lo dica chiaramente o smetta di speculare sull’argomento.
La politica dovrebbe spiegare ai cittadini la differenza tra una concessione sostenibile e una no, astenendosi da sparate propagandistiche non fatte per informare, ma per scatenare ondate emotive negative.

