PD Arezzo; il valzer delle poltrone a un mese dal voto

Ad appena un mese dalle elezioni, il Comune di Arezzo è diventato teatro di un frenetico “gioco delle nomine”.

Il sindaco Ghinelli ha deciso di accelerare, piazzando uomini e donne di fiducia in ruoli chiave: dalle aziende partecipate fino al vertice della Fondazione Guido d’Arezzo e la direzione della Fondazione Arezzo Comunità.

È legittimo? Formalmente sì.

È opportuno? Politicamente è un atto di una gravità evidente.

Fare nomine di lungo periodo a poche settimane dalla fine del mandato significa ipotecare le scelte della futura amministrazione, sottraendo al prossimo sindaco — chiunque esso sarà — la prerogativa e la libertà di scegliere la propria squadra. Non è “amministrazione ordinaria”, è un’operazione di occupazione di spazi di potere che sa di “terra bruciata”.

Ma la cronaca politica ci regala anche il capolavoro della coerenza mancata. Qualche settimana fa, il candidato del centrodestra Marcello Comanducci dichiarava pubblicamente: «Queste nomine devono essere fatte da un nuovo sindaco e non dal sindaco in carica».

Eppure, oggi, davanti a questo “blitz” di fine mandato, il silenzio di Comanducci appare assordante.

È difficile capire se questa operazione sia stata fatta in accordo con lui o se, semplicemente, il candidato del centrodestra si sia già piegato a logiche di palazzo che non riesce (o non vuole) governare.

Una poltrona occupata oggi è un ostacolo al cambiamento di domani. Gli elettori aretini meritano di sapere: Comanducci condivide queste scelte o è già ostaggio di chi vuole gestire la città anche dopo il 25 maggio?

La trasparenza non è solo una parola da mettere nei programmi elettorali, è un metodo che si dimostra con i fatti. E oggi, ad Arezzo, la trasparenza sembra essere rimasta fuori dal Palazzo.

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