PD Arezzo: il bilancio reale di undici anni di governo

A fronte di una narrazione che descrive la città “sulla cresta dell’onda”, emerge con sempre maggiore evidenza una distanza significativa rispetto alla realtà quotidiana vissuta dai cittadini.

Traffico congestionato, manutenzione carente e quartieri trascurati restituiscono un quadro ben diverso da quello raccontato dall’amministrazione uscente.

Sul fronte della mobilità urbana, il bilancio appare particolarmente critico. La città risulta oggi più difficile da vivere e da attraversare, a causa dell’assenza di una visione organica, di un trasporto pubblico non competitivo e della crescita del traffico privato senza adeguate soluzioni strutturali.

Un contesto che non può essere definito modernità, ma piuttosto immobilismo mascherato da sviluppo.

Anche sul tema della sicurezza si registra uno scarto tra dichiarazioni e dati. Se da un lato si parla di “percezione”, dall’altro le classifiche nazionali evidenziano criticità reali.

Attribuire l’aumento dei reati a una presunta maggiore ricchezza rappresenta una giustificazione debole, che non affronta il problema ma lo elude.

Una città meno sicura è inevitabilmente anche una città meno libera, dove cresce l’insicurezza nei quartieri, diminuisce la vivibilità degli spazi pubblici e si diffonde un senso di paura.

Ulteriori criticità emergono nella gestione del sistema delle fondazioni nei settori turismo, cultura e sociale.

Il loro utilizzo ha prodotto opacità decisionale, riduzione del controllo pubblico e spostamento delle scelte fuori dagli organi democratici, configurandosi non come strumenti al servizio della città, ma come modalità per aggirare il confronto pubblico.

Nel sociale, il Comune ha progressivamente arretrato il proprio ruolo, con una minore regia pubblica, una crescente frammentazione degli interventi e una maggiore dipendenza da soggetti esterni. Il risultato è un sistema di welfare meno equo e più difficile da controllare.

Per quanto riguarda cultura e turismo, a fronte di numeri e eventi presentati come successi, si evidenziano limiti strutturali: scarsa continuità, debole integrazione con il tessuto locale e benefici economici concentrati.

Una città non può vivere solo di eventi, ma deve fondarsi su una comunità solida e partecipata.

Anche sul piano delle opere pubbliche, la quantità degli investimenti non basta a definire la qualità dell’azione amministrativa.

Cantieri prolungati, manutenzione insufficiente e difficoltà nella realizzazione concreta indicano che il nodo centrale non è quanto si spende, ma come si spende.

Vogliamo poi parlare delle funzionalità degli uffici comunali il cui esempio è l’eclatante disfunzione, come segnalato anche dagli ordini professionali, dell’archivio comunale che non riesce a dare riposte pronte ai cittadini, non in giorni, ma mesi.

Badate: mesi non giorni, in cui il cittadino rimane in attesa di una risposta da parte dell’amministrazione

Dopo undici anni, appare evidente l’assenza di un vero disegno sociale di città: inclusiva, sostenibile e accessibile. La crescita non può dirsi tale se non produce un miglioramento diffuso della qualità della vita.

Il bilancio complessivo restituisce l’immagine di una città più fragile sul piano sociale, più diseguale e meno governata nei processi fondamentali.

Altro che “buona salute”: Arezzo ha bisogno di tornare ad essere una città guidata dal pubblico, fondata sulla trasparenza, sulla partecipazione e su una visione reale, non sulla narrazi

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