Un momento di confronto pubblico per entrare nel merito della riforma della giustizia e discutere le ragioni del No al referendum del 22 e 23 marzo.
È questo l’obiettivo dell’iniziativa organizzata giovedì 12 marzo alle ore 21 all’Hotel Minerva di Arezzo dai Giovani Democratici della provincia, insieme al Partito Democratico comunale di Arezzo.
L’incontro è una delle tappe del percorso che i Giovani Democratici stanno portando avanti in queste settimane in tutta la provincia, con iniziative tra Valdarno, Valdichiana e il capoluogo, per informare e aprire un confronto su una riforma che riguarda la giustizia e la tutela dei diritti dei cittadini.
Interverranno la deputata Simona Bonafè, la professoressa ordinaria di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Firenze Chiara Favilli, il giudice del Tribunale di Arezzo Filippo Ruggero, il sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana Bernard Dika, il vice segretario nazionale dei Giovani Democratici con delega alle riforme e segretario regionale dei GD Toscana Filippo Giomini e il segretario Generale della CGIL Arezzo Alessandro Tracchi.
A moderare l’incontro sarà Silvia Mariottini, segretaria provinciale dei Giovani Democratici di Arezzo.
«I Giovani Democratici nella nostra provincia stanno dimostrando con i fatti di essere una realtà presente, radicata e attiva – dichiara la segretaria provinciale Silvia Mariottini –.
In queste settimane abbiamo costruito con attenzione una serie di iniziative diffuse nel territorio con l’obiettivo di parlare con più persone possibile e contribuire a un confronto serio e informato.
Questa riforma viene raccontata come una svolta capace di migliorare la vita dei cittadini, ma in realtà non affronta i veri problemi della giustizia:
non riduce i tempi dei processi, non migliora l’accesso alla giustizia e non rafforza la tutela dei diritti. Risponde soprattutto a un disegno politico della maggioranza di governo e non alle esigenze reali del Paese.
A noi non interessa una magistratura condizionata dalla politica o dipendente dal governo: ci interessa una giustizia più efficiente, più giusta e più vicina ai cittadini.
Ed è proprio perché crediamo nella qualità della giustizia e nella tutela dei diritti che riteniamo questa riforma sbagliata».
L’iniziativa è aperta alla cittadinanza.

