Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,
mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, scrivendole semplicemente da giovane cittadina quale io sono.
Mi chiamo Maria Vittoria Meacci e compirò 17 anni a luglio prossimo. Frequento con impegno il terzo anno del Liceo “Vittoria Colonna” di Arezzo, dove seguo l’indirizzo economico-sociale.
Da studentessa di diritto ho prestato attenzione al fatto che il 2026 è una data storica per tutti noi italiani.
Quest’anno si celebra l’80° anniversario (1946-2026) di tre eventi che hanno cambiato la storia d’Italia:
l’Assemblea Costituente, il referendum istituzionale e il primo voto alle donne, sancendone l’ingresso nella vita pubblica.
Fra poco sarà l’8 marzo e dunque ciò che per noi ragazze risulta scontato è invece un diritto
conquistato dopo secoli di lotte.
In questo senso la nostra Costituzione pronuncia dei principi altissimi, che la rendono moderna e attuale ancora oggi.
Una sorta di “macchina del tempo”, tanto è proiettata in avanti negli anni.
Ritengo che per una giovane donna come me, che il prossimo anno potrà manifestare il proprio diritto di voto, la Costituzione rappresenta il perno sul quale ruota la vita del nostro amato Paese, l’Italia.
Leggere la Costituzione significa comprendere le radici della nostra democrazia e comprendere le norme che regolano la nostra convivenza.
La Costituzione rappresenta la sintesi migliore delle varie e differenti anime e culture che si confrontarono in seno all’Assemblea Costituente, dalla cui mediazione si sono generati gli altissimi valori che la nostra Carta fondamentale tutt’oggi protegge e che rappresentano il meglio del nostro patrimonio etico e giuridico.
In un mondo sempre più pericoloso, la nostra Costituzione rappresenta un approdo sicuro. Troppe guerre, anche non lontano da casa nostra, molte ingiustizie sociali che alimentano le crescenti disuguaglianze, tanto odio e poco dialogo.
Questo è lo scenario che purtroppo ci circonda. Eppure nonostante queste meschinità
dobbiamo avere fiducia nel futuro, dobbiamo alimentare la speranza.
Abbiamo il dovere di metterci in gioco e di ascoltare anche chi è diverso da noi o non la pensa come noi.
Solo con il colloquio, solo uscendo dalla nostra “comfort zone”, praticando i principi costituzionali che ci sono giunti fino a noi oggi, con la disponibilità al dialogo, con il confronto leale, è possibile cercare di riportare la nostra società ad una condizione di maggiore umanità. Occorre riportare al centro l’uomo.
In questo senso noi giovani, le ragazze
ed i ragazzi di Arezzo e così idealmente quelli di tutta l’Italia e di tutta l’Europa, abbiamo un compito preciso.
Noi che siamo metaforicamente delle pagine bianche, tutte da scrivere con le parole più belle, dobbiamo essere ambasciatori di pace.
In questo senso le giovani generazioni, possono contribuire a migliorare la nostra società cominciando dalla lettura della Costituzione Italiana ed impegnandoci da cittadini a fare in modo che i principi in essa affermati siano messi in pratica nella vita di ciascuno di noi,
ogni giorno.
La pace dovrebbe essere una condizione normale, ma per poterla realizzare noi giovani dobbiamo essere costruttori di pace.
Per questo motivo non possiamo e non dobbiamo piegarci all’orrore dei violenti che
invocando la guerra come mezzo scellerato di risoluzione delle controversie o peggio ancora praticandola, minacciano la vita di tutti noi e rendono assurdo il senso della nostra stessa esistenza.
La vera pace è costruita e praticata quotidianamente dalle persone comuni con gesti di umanità. Occorre rendere i giovani protagonisti del loro futuro. Tuttavia per consentirci di crescere non bastano solo la cultura, le competenze, l’amor proprio nello studio, nello sport, nel volontariato, nel sostegno al prossimo, ma serve anche la memoria del passato, perché senza la consapevolezza del proprio vissuto non può esserci un futuro di pace.
Occorre insegnare a noi giovani l’importanza e la valorizzazione della storia e
dell’educazione civica, partendo dalle tragedie disumane che si sono consumate nel secolo scorso, affinché tali deliri non abbiano mai più a ripetersi.
Primo Levi con la sua opera “Se questo è un uomo”, rappresenta un monito e nello stesso tempo un messaggio di speranza, che si alimenta nel ricordo dei fatti terribili narrati da chi è sopravvissuto all’emblema del male, quali sono stati i campi di concentramento. La memoria in questo senso non può venire meno.
Rondine, la “Cittadella della Pace” a pochi chilometri da Arezzo, rappresenta un modo
concreto per affrontare i conflitti, tutti i conflitti.
La nostra Costituzione continua ad essere un faro fulgido che illumina il nostro cammino anche 80 anni dopo la sua proclamazione. Essa ci da la rotta da seguire, è la nostra stella polare.
L’80° anniversario dell’Assemblea Costituente deve essere motivo di orgoglio e di festa per tutti noi italiani che disponiamo di una Carta fondamentale così bella e moderna che richiama uno dei momenti più alti della nostra storia democratica.
La Costituzione Italiana si ispira a principi di libertà, uguaglianza e responsabilità. Oggi nella contemporaneità del nostro tempo purtroppo segnato dai conflitti armati, dalle tensioni sociali e dalle disuguaglianze, i principi della Costituzione Italiana non sono un richiamo simbolico ma un impegno concreto per tutti.
Per questo è particolarmente importante dedicare questo anniversario ai giovani come
me, perché non dobbiamo perdere la speranza e la fiducia in un futuro sereno e di pace migliore per tutti.
Pensando alla Pace, al bisogno di pace che abbiamo tutti noi, non posso non pensare a San Francesco, il Santo di Assisi ma anche il Santo di Arezzo, perché proprio a La Verna, a pochi chilometri dalla mia città, ricevette il dono delle stimmate.
Il 2026 è l’anno della celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San
Francesco (1226-2026).
E’ curioso che nello stesso anno si celebrino gli 80 anni della Costituzione Italiana e gli 800 anni dalla morte di San Francesco che è considerato un apostolo universale di pace, intesa non come semplice assenza di guerra ma come dono divino che nasce nel cuore e si commuta in “Pace e Bene”.
La spiritualità di San Francesco è fondata sui principi dell’umiltà, del perdono, del rispetto del creato e per questo propone un disarmo interiore che rende possibile la riconciliazione tra gli uomini. Di tutto questo c’è tanto bisogno.
Dopo queste mie considerazioni Signor Presidente, frutto della mia giovinezza e per questo mi Vorrà perdonare, Le manifesto un mio desiderio.
L’Italia, una e indivisibile, è un Paese straordinario. Giosuè Carducci diceva “basterebbe Arezzo alla gloria d’Italia” celebrando la meraviglia della mia città e del suo territorio, consacrandola alla storia, alla cultura, all’arte italiana. Arezzo è la culla di geni assoluti fra i quali ne ricordo solo alcuni:
Francesco Petrarca, padre della letteratura, il pittore e architetto Giorgio Vasari, lo scultore e pittore Michelangelo Buonarroti nativo del vicino paese di Caprese Michelangelo, Guido Monaco inventore delle note musicali.
Arezzo è uno scrigno che racchiude al suo interno delle gemme preziose come il ciclo degli affreschi della “Leggenda della Vera Croce” di Piero della Francesca che si trova nella Basilica di San Francesco, così come pure il crocifisso di Cimabue custodito nella Basilica di San Domenico.
Molte ed altre ancora, sono le pietre preziose aretine.
Ebbene Signor Presidente, io sono orgogliosamente aretina e da aretina sarebbe bellissimo se nell’anno 2026, così denso di significati e di ricorrenze dall’altissimo valore morale e storico Lei potesse farci il dono della Sua presenza ad Arezzo.
Con un certo pathos e con tutto il rispetto che la Sua carica mi impone, La invito alla 150esima edizione della Giostra del Saracino, antico torneo cavalleresco, che si terrà in Piazza Grande ad Arezzo domenica 6 settembre 2026, quale evento dedicato ai 750 anni dal Conclave che si svolse ad Arezzo il 21 e 22 gennaio 1276, 50 anni dopo la morte di San Francesco e dopo la morte di Papa Gregorio X.
Sono passati 42 anni dall’ultima volta che il Presidente della Repubblica fece omaggio alla città di Arezzo della Sua presenza in Giostra. Era il 1984. Io non ero nata ed i miei genitori avevano 12 anni.
L’unica edizione straordinaria della Giostra del Saracino che abbia visto la presenza del Presidente della Repubblica, all’epoca Sandro Pertini.
A vincere in quell’edizione fu proprio il mio Quartiere, Porta San Andrea.
Chissà Signor Presidente, magari fra i Suoi tanti impegni farà a tutti noi di Arezzo il regalo più bello, quello di assistere con noi alla Giostra del Saracino, una manifestazione folcloristica e popolare che attinge a piene mani dalle tradizioni e dalla cultura aretina, una vera festa di popolo.
Anche di questo c’è bisogno oggi, stare insieme in armonia, in pace, nella varietà meravigliosa delle diversità di ciascuno di noi, circondati dalla
bellezza architettonica di Piazza Grande che da sola rappresenta un tuffo nella storia d’Arezzo e d’Italia.
Io la aspetto Signor Presidente e se Verrà sarò ben lieta di farle da cicerone per le vie di Arezzo. Non resterà deluso.
Ringraziandola per il tempo che mi ha concesso, La saluto porgendole i miei migliori ossequi.
Con sincera ammirazione,
Maria Vittoria Meacci

