di Andrea Giustini
ยซHo la certezza di una cosa: non c’รจ una guerra che io vi abbia raccontato in 40 anni che abbia lasciato un uomo migliore di quello che lo aveva precedutoยป.
Questa la frase di Toni Capuozzo con cui si potrebbe riassumere l’evento di ieri sera presso la chiesa dei Santi Lorentino e Pergentino ad Arezzo.
Capuozzo, noto reporter di guerra, ha presentato il suo nuovo docufilm: “1992-2022: ritorno all’Inferno”.
Un ritorno nei Balcani, “lรฌ dove tutto รจ cominciato”, come dice il giornalista, per rivivere, assieme al cameraman e amico Igor Vucic, i luoghi e i fatti del conflitto a Sarajevo, raccontati ben 30 anni prima.
INTERVISTA A TONI CAPUOZZO
Organizzato da Cristiano Romani e Sonia Nannareli, dell’associazione Cultura Nazionale, e moderato da Patrizia Giommetti di Radio Effe, l’incontro รจ stato l’occasione per toccare con mano quello che ancor oggi rimane l’assedio piรน lungo della storia moderna.
E per commuoversi: impressionanti, ad esempio, le immagini della “Linea Rossa” di Sarajevo, le 11.541 sedie rosse che nel 2012 furono disposte nella via Marลกala Tita, a rappresentare fisicamente il vuoto delle vittime lasciato dalla guerra.
ยซNon dimenticherรฒ mai quel numeroยป ha detto Capuozzo. ยซE la cosa piรน impressionante era che da un certo punto in poi le sedie diventavano piรน piccole: erano i bambini.
Quando un bambino muore per la guerra non รจ mai un casoยป

Fra pensieri, opinioni e racconti, Capuozzo รจ arrivato a interrogarsi sull’utilitร del suo stesso ruolo, quello di giornalista di guerra. A cosa รจ servito raccontare quelle atrocitร ?
ยซEstate scorsa – ha detto il giornalista dopo la proiezione del film – ho ricevuto delle lettere da persone che conosciuto in Afghanistan, con cui ho conosciuto momenti difficili.
Abbiamo perso 53 connazionali. Avevano aiutato a provare a ricostruire un paese, ad affermare i diritti delle donne e quelli dei bambini, allo studio, alla scuola.
Quando vedi che finisce cosรฌ ti viene una domanda: ne valeva la pena?ยป.
Forse fra tutto, l’unica cosa che davvero ha fatto la differenza per il giornalista, di cui รจ valsa davvero la pena, รจ stato aiutare il piccolo Kemal. Bosniaco, fu colpito nel 1992 da una granata serba che, a soli 3 mesi, gli portรฒ via la gamba destra.
La madre, che al momento dello scoppio lo aveva in braccio, rimase uccisa. Aveva bisogno di cure specifiche cosรฌ Capuozzo decise di portarlo in Italia di nascosto.
Un giudice decise per un affido giudiziario e cosรฌ il bambino rimase fino a 6 anni col giornalista e la sua famiglia.
ยซNon mi sono perso un suo compleanno da quando รจ poi tornato nel suo paese – racconta Capuozzo -, fino a quando non ha compiuto 18 anniยป.
INTERVISTA A CRISTIANO ROMANI
Ma l’incontro รจ stato anche un’occasione per guardare con occhio piรน consapevole al conflitto attuale in Ucraina, al modo in cui viene fatta informazione e all’attivitร del Copasir, che recentemente ha stilato una lista di presunti fautori di propaganda russa in Italia.
ยซE’ assurdo che in questo momento ci sia una sola persona che parla di pace, ed รจ il Papa. Lui credo non rischi di finire nelle liste del Copasir perรฒ. Ho la sensazione che la nostra classe politica oggi discuta la guerra senza sapere cosa รจ.
La mia generazione รจ arrivata ad essere vecchia senza mai aver visto una guerra, e di questo dobbiamo ringraziare la Prima Repubblica, i nostri genitori e nonni. Ma adesso ci rapportiamo male a quella.

ยซNon abbiamo idea che ogni giorno di guerra in piรน sono piรน morti. Abbiamo giornali che sull’Ucraina hanno raccontato vicende parlando di “eroismo”.
Io non ho mai usato la parola “eroe”. I nostri grandi giornali, Repubblica, il Corriere della Sera, la Stampa, hanno parlato degli “eroi di Azovstal” anche quando i civili hanno deposto le armi:
hanno continuato a chiamarli eroi, tanto da usare la parola “evacuati”: erano stati autorizzati “all’evacuazione” da Kiev.
Evacuazione รจ quella di quando, ad esempio, se noi restiamo bloccati per via di un’alluvione, vengono i vigili del fuoco e ci evacuano.
Quella รจ un’evacuazione. L’altra, quella in Ucraina, รจ stata una resa. Stiamo semplificando anche su quella che รจ un’elementare norma: chiamare le cose con il loro nomeยป.
E infine sulle indagini del Copasir:
ยซMi sembra una piccola vergona italiana. Che i servizi segreti lavorino non alla sicurezza del paese ma per controllare quello che giornalisti, politici e opinionisti dicono, e rilevano se non sono d’accordo o no con le politiche del Governo, mi sembra una cosa assurda in una democrazia, che tende a criminalizzare chi la pensa in modo diversoยป.

