Ci sono molte parole che potrebbero spiegare il successo dell’iniziativa “Mondovisioni a Castiglion Fiorentino”, ma su tutte la più indicativa è la parola dialogo.
Il mondo greco antico, da Socrate in poi, ci ha insegnato che il dialogo è un incontro, una contaminazione tra pensieri animata dal desiderio di capire.
Ed è per questo probabilmente che l’iniziativa, ormai al suo quarto anno, ha un suo pubblico eterogeneo e consolidato che proviene da ben oltre i confini del Comune.
Mondovisioni a Castiglion Fiorentino, che è il frutto del lavoro dell’Assessorato alla Cultura e della Biblioteca della Città, seleziona e propone gratuitamente ogni anno quattro docufilm inediti, produzioni internazionali pluripremiate e distribuite in Italia da CineAgenzia.
Sono i temi trattati (quest’anno Gaza, la “Polizia del dialogo” svedese, l’impegno degli attivisti cubani contro il regime comunista e infine lo sfruttamento intellettuale occidentale nei confronti di giovani kenioti) che incuriosiscono e attraggono ogni anno non meno di ottanta partecipanti per ogni proiezione.
“La rassegna Mondovisioni rappresenta per Castiglion Fiorentino una vera e propria finestra sul mondo – dichiara l’Assessore alla Cultura Massimiliano Lachi -.
Attraverso questi documentari e i momenti di confronto che seguono le proiezioni abbiamo l’opportunità di guardare oltre i nostri confini, comprendere meglio i cambiamenti in atto e riflettere sulle grandi questioni del nostro tempo.
È un’occasione di crescita non solo dal punto di vista culturale, ma anche sociale, perché ci aiuta a sviluppare uno sguardo più consapevole e aperto sulla realtà che ci circonda”, conclude Lachi.
L’elemento che rende l’evento un unicum nel suo panorama è il contributo fornito dai giornalisti della rivista Internazionale, che di CineAgenzia è partner, i quali partecipano alle proiezioni introducendo le tematiche trattate e confrontandosi con il pubblico a fine proiezione.
Oltre alla competenza e alla disponibilità, è anche il loro entusiasmo che rende questi sabati pomeriggio di fine inverno un vero e proprio anticipo di primavera.
“Per noi giornalisti di Internazionale partecipare alle presentazioni dei documentari di Mondovisioni è un modo per incontrare delle persone interessate non solo agli argomenti trattati nei documentari, ma in generale a quello che succede nel resto del mondo” – dice Francesca Sibani, editor per l’Africa – “L’invito a Castiglion Fiorentino è quindi un’occasione per uscire dalla grande città e scoprire una realtà diversa, in cui ho trovato tanta curiosità, professionalità e voglia di apertura.
Senza contare la bellezza dei posti e il calore dell’accoglienza degli organizzatori e delle organizzatrici”.
Camilla Desideri, editor per l’America Latina dice: “Avevo sentito racconti entusiastici di colleghe e colleghi che nelle passate edizioni hanno presentato i documentari di Internazionale in occasione della rassegna Mondovisioni a Castiglion Fiorentino.
Per la prima volta, quest’anno, sono andata e ho trovato una sala piena e una platea curiosa e appassionata, stimolante e aperta al dibattito. Una bellissima iniziativa e una preziosa occasione di confronto”.
Francesca Gnetti, editor per il Medio Oriente, una presenza ormai fissa all’evento dice: “Le proiezioni di Mondovisioni sono un modo per portare un pezzo di mondo a Castiglion Fiorentino, per far circolare non solo i film, ma anche i pensieri e le idee.
E per noi giornalisti di Internazionale sono un’occasione per entrare in contatto con un pubblico sempre molto attento e interessato”.
E infine l’intervento di Catherine Cornet, che con Internazionale collabora e che insegna in varie Università, europee e americane: “Gli appuntamenti di Mondovisioni a Castiglion Fiorentino rappresentano un modello di diffusione della cultura.
Ogni anno ho visto un paese toscano collegato al suo territorio, ma anche a tutte le altre realtà del mondo:
il pubblico è sempre numerosissimo e i dibattiti sono estremamente vivi. Si creano così delle reti umane di solidarietà che cominciano con la comprensione:
penso innanzitutto alla corrispondenza tra l’organizzatore dell’evento, Alberto Mariotti, e il medico di Gaza Izzeldin Abuelaish, rifugiato in Canada, che si sono “incontrati” grazie al documentario I Shall Not Hate.
Quando succedono questi miracoli di messa in relazione tra diverse realtà del mondo, il lavoro di giornalista è appagante”.
Un modo di fare cultura, quindi, fondato sul dialogo libero, democratico, appassionato e disinteressato, un dialogo che genera legami e rapporti e che è, per gli organizzatori, motivo di soddisfazione e di orgoglio.

