Le persone hanno sempre meno memoria. Il web, invece, conserva tutto.
Riaprendo un’immagine del marzo 2022, riemergono le parole di allora: “Ha aperto i battenti la scorsa settimana ed è già diventato un punto di ritrovo per giovani e meno giovani.” Si parlava del Caffè Letterario al Cassero, a pochi passi dal sistema museale e dall’area archeologica. Parole che oggi, alla luce di quello che è successo, suonano quasi ironiche.
L’idea iniziale era chiara e condivisibile: creare uno spazio dove fermarsi dopo una visita al museo, prendere un caffè, partecipare alla presentazione di un libro, prolungare la permanenza al Cassero.
La storia amministrativa, però, racconta qualcosa di ben diverso:
2018. Il Comune riacquisisce l’ex cabina SIP all’interno dell’area del Cassero.
2019. Arriva un finanziamento GAL di 100.000 euro per la riqualificazione della struttura destinata a bookshop e Caffè Letterario, a cui si aggiungono 13.000 euro di fondi comunali.
2021. Viene pubblicato un primo bando per affidarne la gestione, che va deserto. Si tenta allora una soluzione alternativa con l’Ente Serristori che, dopo appena 50 giorni, rinuncia (una vicenda complessa a cui dedicheremo un approfondimento nei prossimi giorni). Alla fine del 2021 si decide di ripartire con un nuovo bando.
Marzo 2022. Viene finalmente affidata la gestione.
Arrivano l’inaugurazione, le dichiarazioni ufficiali e le fotografie.
E oggi? A distanza di pochi anni, tutto è finito. Anzi, per certi versi, mai cominciato. Con una delibera di appena due mesi fa, quella struttura viene ricondotta a un “utilizzo temporaneo e precario”, con possibilità di utilizzo “a consumo”. Insomma, il progetto originario per cui era stata pensata non esiste più.
Il gruppo consiliare Rinascimento Castiglionese precisa: non si contesta che una gestione possa incontrare oggettive difficoltà. Quello che si contesta è che, dopo tante parole e ingenti risorse pubbliche investite, ci si limiti ad prendere atto che quella struttura non svolge più la funzione per cui era nata.
La soluzione, a nostro avviso, esiste e deve passare per una visione programmatica chiara:
Mettere realmente il Caffè Letterario al servizio del sistema museale e dell’area archeologica.
Prevedere una gestione unica o comunque fortemente coordinata.
Garantire orari sostenibili durante l’inverno, concentrati sui fine settimana, e un’apertura più ampia e strutturata durante la primavera e l’estate, dando spazio a giovani con idee nuove e voglia di lavorare.
Non si chiede un miracolo all’Amministrazione, ma programmazione. È uno spreco inaccettabile che una struttura strategica venga ridotta a un utilizzo occasionale.
Il problema di fondo resta un modo di amministrare che eccelle nel raccontare e inaugurare, ma che entra costantemente in affanno quando si tratta di far funzionare le cose in modo stabile.
Le parole del 2022 sono ancora lì. Le parole volano, i fatti restano.

