Dopo la sconfitta del centrosinistra alle elezioni per il comune di Arezzo, non ho più ripreso la parola sul PD, il mio partito. Ho preferito studiare, analizzare dal mio punto di vista, leggere i dati elettorali di una sconfitta che mi ha colto di sorpresa nelle dimensioni. Ho preferito il silenzio, lo studio, l’ascolto, ho chiesto a un variegato gruppo di amiche e amici opinioni e tesi.
In politica ho sempre ricercato il lavoro di squadra, ho sempre cercato di unire, salvo prendere le mie responsabilità di parte, espressione di una posizione cattolico democratica che è fondativa del PD. Nelle mie varie esperienze culturali, sociali, politiche, ho sempre seguito la regola, per me aurea, che si VINCE e PERDE INSIEME quando si è una comunità.
Ho letto e riletto i dati elettorali, li ho accorpati, li ho scandagliati con attenzione e ho chiesto alle responsabilità esecutive del partito, ripetutamente e non da solo, una analisi scientifica del voto comunale da parte di Agenzie accreditate a livello nazionale su quella che considero una sconfitta durissima.
Sono in fiduciosa attesa.
I dati elettorali rivelano con chiarezza che il PD non raccoglie più voti popolari e voti comunitari ma voti d’opinione. Il PD è sempre più partito d’opinione e non partito di comunità. L’opinione resta e spesso si accompagna ai resti elettorali dei partiti antichi che hanno dato vita al PD con una fusione che alcuni definiscono fredda.
In breve si pone l’esigenza di una profonda “rifondazione” organizzativa e politica del PD ad Arezzo.
Si apre, ora, una sfida straordinaria di cambiamento, direi vitale ad Arezzo per la sopravvivenza di una dignitosa formazione politica che vuole guidare l’alternativa comunitaria. Tutte le tesi vanno ascoltate mentre le speculazioni personalistiche vanno combattute ed eliminate.
Si può e si deve lavorare a un programma condiviso con il territorio lungo un percorso di 5 anni. Costruire luoghi e relazioni, ascoltare e sperimentare il progetto del PD nei quartieri, nelle cortine della cintura extraurbana. Ad esempio la idea forte dei Consigli Comunitari va promossa e organizzata dal PD di Arezzo!
La sconfitta è anche figlia di un centrosinistra che non ha saputo fidelizzare l’elettorato con un “ sogno “ aretino che coinvolgeva.
All’ultimo tuffo si sono utilizzati termini come Alleanza, Patto per Arezzo, nati dall’espressione cattolico democratica, senza corroborarli di percorsi, tempi lunghi, partecipazione. I tempi sono stati importanti:
il candidato, tra l’altro di notevole esperienza amministrativa che ha scontato, ossimoro, il populismo dell’avversione alla professionalità politica, indicato all’ultimo senza una reale alternativa, il programma optional non condiviso con i mondi vitali, il partito chiuso e ripiegato su se stesso (mi piace una locuzione coniata da un’amica che ho sentito nel preparare questo lavoro: il PD vissuto dall’elettorato come un “ partito ammuffito”), sono tra le cause di una sconfitta molto severa.
Sottolineo che gli errori non appartengono a persone singole ma a tutti noi, nessuno escluso, ovviamente con responsabilità diverse.
Per tutta la campagna elettorale si è faticato a parlare di Alleanza preferendo l’immagine della coalizione anch’essa stantia, emblema di partitocrazia senza avere i partiti. Gruppi residuali che i dati elettorali fissano con spietata rendicontazione. Partitini esangui, scommesse di liste d’appoggio dalla resa elettorale esigua, la stessa lista del candidato Sindaco del centrosinistra non raccoglie vasti consensi.
Questa riflessione non suoni ingenerosa nei confronti di tutti i candidati delle liste del centrosinistra che dobbiamo ringraziare tutti e tutte, anche chi ha preso un solo voto Da una analisi dei dati elettorali di lista appare evidente lo iato tra la testa di lista del PD (il gruppo dei consiglieri comunali uscenti) e gli altri
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componenti. La ricerca delle preferenze ha valorizzato “singoli destini, singole aspettative “ come mi ha scritto una dirigente del partito che mi ha aiutato in questo lavoro, a detrimento di quell’amalgama che avrebbe contribuito con un “sogno “ aretino condiviso ad allargare la base elettorale del PD Aretino.
Il PD, ad Arezzo può rifondarsi se sapremo, insieme alle migliori espressioni culturali, sociali, civili, sottrarlo alla strategia dell’ostaggio, come mi ha suggerito in questi mesi di riflessioni un autorevole esponente del mondo cattolico. Il partito ostaggio di figure autoreferenziali ininfluenti sul piano elettorale!
Sciogliere i nodi e gli equivoci: rifare organizzazione, lavorare in squadra plurale, colta politicamente, abile nella comunicazione, ESSERE nei territori, costruire con i Forum Democratici, nel corso della legislatura, percorsi e cammini per il “sogno” aretino di un vero PATTO CON AREZZO. Una vera ALLEANZA che ad es. colleghi, metta in circolo le attese dei Comitati Civili, di quella grande parte del centrosinistra che esercita l’astensionismo.
Non solo il partito delle chat ma PARTITO COMUNITA’!
Coraggio sui temi della PACE, del Commercio delle Armi, sulla Giustizia fiscale, sul lavoro nero, sul cambiamento climatico, sulla sicurezza della comunità, sulla Bell’Arezzo, sì anche ad Arezzo! Durante la campagna elettorale ho accompagnato il Gruppo consiliare nei territori: ovunque mi hanno detto, ci hanno chiesto UNITA’.
Ora, su un progetto organizzativo, programmatico, relazionale, comunicativo, ad Arezzo, la ri-costruzione del PD, la “rifondazione democratica” ha bisogno di tutte le energie possibili.
Proviamo ad essere comunità per davvero, Democratici per davvero: costruiamo il PARTITO COMUNITA’.
Giuseppe Giorgi

