I lavori di Piazza Saione si avviano verso la conclusione. Ora che il progetto esce dal racconto dell’Amministrazione e prende forma nello spazio reale, possiamo finalmente valutarlo. Non tanto per stabilire se la nuova piazza sia bella o brutta, quanto per capire se sia stata colta un’occasione: fare di uno degli spazi pubblici più importanti della città il punto di partenza per la rigenerazione del quartiere.
La prima soluzione era già stata approvata quando, anche in reazione al previsto abbattimento di alberi, si è costituito il Comitato. La partecipazione non ha accompagnato il progetto: lo ha raggiunto in corsa.
E ha inciso sui temi del verde, della pedonalità e della qualità dello spazio pubblico. Il progetto è stato corretto, ma non completamente ripensato.
Il problema viene infatti prima delle mediazioni. Piazza Saione sembra essere stata affrontata soprattutto come uno spazio da sistemare: pavimentazioni, traffico, funzioni, sicurezza e controllo.
Problemi reali. Ma risolvere problemi non significa ancora fare città. Tanto meno a Saione, dove fragilità sociali e vitalità urbana, commercio, residenza, mercato e comunità diverse avrebbero richiesto una domanda preliminare: che cosa vogliamo che diventi questa piazza?
Il risultato conserva invece un po’ di tutto: il verde, ma ridimensionato; il traffico, seppure mitigato; il mercato; un sagrato compresso dalle altre funzioni; persino la continuità formale con via Vittorio Veneto, che rischia di trasformarsi in inerzia progettuale. Mediare è necessario, ma un progetto urbano non consiste nell’assegnare un pezzo di spazio a ciascuna esigenza. Tenere insieme non significa comporre.
Fare città avrebbe richiesto una priorità pedonale più netta, superfici realmente verdi e permeabili, alberi capaci di produrre ombra, spazi per sostare, giocare, incontrarsi. Le quattro nuove piazzole verdi, inserite nella pavimentazione, ospitano tutte lampioni e non sono state pensate per alberature significative.
Il verde trova spazio. Gli alberi no. E un albero non è arredo: è infrastruttura viva. Anche la sicurezza non coincide con la rimozione del disagio dalla vista. Una piazza è sicura anche perché è viva. Alla fragilità dello spazio pubblico si può rispondere producendo più città, non soltanto più controllo.
Piazza Saione cambierà, e negarne i miglioramenti renderebbe la critica meno credibile. Ma per un luogo al quale la stessa Amministrazione attribuisce valore strategico e sociale era lecito aspettarsi qualcosa di più. Non necessariamente più opere. Più progetto.
Le necessità appartengono al presente; lo spazio pubblico entra nel tempo della città. Le scelte che lo definiscono incidono sulla vita del quartiere e sulla città consegnata alle generazioni future.
Il problema non è il compromesso: governare significa anche mediare. Il problema è che il compromesso non è diventato sintesi.

