Pasticcio legge turismo: la Regione scarica il caos sui professionisti

La dichiarazione di Massimo Gervasi Referente Toscana PIN Partite Iva Nazionali
 
C’è un momento preciso in cui una legge smette di essere uno strumento di governo e diventa un atto di confusione istituzionale.
 
La nuova normativa regionale toscana sul turismo extra-alberghiero rientra perfettamente in questa categoria:
 
un testo che, sotto la patina della regolamentazione, nasconde una miscela pericolosa di approssimazione legislativa, visione speculativa e totale disconnessione dalla realtà urbanistica e fiscale.
 
La Regione Toscana stabilisce che tutte le strutture extra-alberghiere, nuove ed esistenti, entro il 30 giugno 2026 debbano modificare la destinazione urbanistica degli immobili in cui operano, trasformandola in turistico-ricettiva.
 
Fin qui sembrerebbe una scelta di ordine e chiarezza. Ma basta andare un centimetro più a fondo per scoprire che siamo davanti a un cortocircuito normativo di proporzioni enormi.
 
La legge salva, chissà per quale oscuro motivo, le attività non professionali, mentre colpisce quelle gestite in modo professionale: bed and breakfast, affittacamere, case vacanza imprenditoriali.
 
Tradotto: chi lavora in regola, chi paga tasse, chi ha partita IVA, chi crea reddito dichiarato, viene penalizzato. Chi opera in modo saltuario o borderline no. Un capolavoro di incentivo all’irregolarità.
 
Ma il punto più grave arriva ora.
Secondo la normativa sul turismo, queste strutture, che per definizione hanno le caratteristiche della civile abitazione, dovrebbero diventare, urbanisticamente, strutture alberghiere.
E qui il castello crolla.
 
Perché un bed and breakfast non è un albergo.
Un affittacamere non è un hotel.
Un bilocale adibito a casa vacanze non diventa un albergo per decreto.
 
Eppure, è esattamente questo che la Regione Toscana pretende: trasformare abitazioni civili in alberghi sulla carta, senza che esistano le caratteristiche strutturali minime di una struttura alberghiera.
 
Niente reception, niente spazi comuni, niente uscite di sicurezza dedicate, niente standard dimensionali, niente classificazione coerente. Solo un atto amministrativo che stravolge la realtà fisica degli immobili.
 
Il paradosso raggiunge livelli surreali nelle case vacanze: un semplice bilocale, se gestito professionalmente, diventa urbanisticamente e catastalmente un albergo.
 
Avremo città piene di “alberghi” da 45 metri quadrati, senza reception, senza personale, senza servizi. Un’assurdità giuridica prima ancora che urbanistica.
 
Ma non è finita.
 
Perché questa norma si scontra frontalmente con la legge regionale sull’edilizia, la quale stabilisce che il cambio di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante,e questo lo è eccome, comporta il pagamento degli oneri di urbanizzazione e, in molti casi, richiede un permesso a costruire.
 
E nei centri storici, il permesso a costruire significa mesi, se non anni, di iter burocratici.
 
La legge sul turismo però dice il contrario:
“Il cambio di destinazione d’uso è agevolato ed esente dal pagamento degli oneri se avviene senza opere edilizie.”
 
Risultato?
Due leggi regionali, dello stesso ente, che si contraddicono apertamente.
Una impone oneri e titoli edilizi, l’altra li esclude.
Una parla di cambio urbanisticamente rilevante, l’altra finge che non lo sia.
 
A questo punto la domanda è inevitabile:
• quando un cittadino o un imprenditore si presenta all’ufficio tecnico del proprio Comune, quale norma deve applicare il funzionario?
• Quale legge prevale?
• Chi si assume la responsabilità delle interpretazioni?
 
La risposta, purtroppo, è già scritta: nessuno.
 
E nel frattempo, mentre i Comuni navigano a vista, l’Agenzia delle Entrate osserva. Perché quando il quadro normativo è confuso, l’attenzione fiscale aumenta.
 
Senza regole chiare, senza certezze, senza uniformità interpretativa, il rischio certo è che migliaia di piccoli imprenditori finiscano sotto accertamento, non per evasione, ma per caos legislativo.
 
Questa non è programmazione.
Questa non è tutela del territorio.
Questa non è regolamentazione del turismo.
 
Questa assomiglia molto di più a una manovra speculativa mascherata, dove il peso della riorganizzazione urbana viene scaricato interamente sui piccoli, mentre le grandi strutture e i grandi capitali restano indenni.
 
Il tutto condito da una preoccupante ignoranza delle basi del diritto urbanistico e catastale.
 
La Regione Toscana, così facendo, non sta governando il turismo:
sta creando un incubo amministrativo, un conflitto normativo insanabile e un terreno perfetto per contenziosi, sanzioni, blocchi delle attività e perdita di fiducia nelle istituzioni.
 
E quando una legge genera più domande che risposte, una cosa è certa:
non è una buona legge.

© Riproduzione riservata

Condividi articolo:

I più letti

ARTICOLI CORRELATI
RELATED