Dopo la proclamazione dello stato di agitazione unitario, la Fisascat Cisl dà voce alle lavoratrici degli sportelli: “Carichi cresciuti negli anni, turni sempre più lunghi e ore in più non riconosciute. Così non si può andare avanti”
Ore in più che diventano routine, turni allungati che si sommano a contratti part-time, sacrifici quotidiani che garantiscono il funzionamento dei servizi Cup della sanità pubblica.
Dietro gli sportelli dell’Asl Toscana Sud Est lavoratrici e lavoratori continuano a reggere un sistema fondato su ore supplementari non consolidate.
Dopo l’annuncio unitario dello stato di agitazione, la Fisascat Cisl accende ora i riflettori sulle storie e sulle voci di chi ogni giorno affronta il problema sulla propria pelle.
“Vogliamo dare ancora più voce a chi ogni giorno tiene in piedi un servizio essenziale della sanità pubblica. Lo stato di agitazione è già stato dichiarato insieme alla Cgil. Oggi, come Cisl, vogliamo entrare dentro il problema, raccontarlo dal punto di vista di chi lo vive sulla propria pelle” – a dirlo è Maria Rosaria Esposito, segretaria generale Fisascat Cisl.
Un momento voluto non solo per ribadire le ragioni della mobilitazione, ma per accendere un faro sulle condizioni quotidiane di chi opera agli sportelli.
“Il nodo centrale – spiega Esposito – sono le ore supplementari. Da anni queste ore vengono richieste in modo strutturale, non occasionale. Ma non sono consolidate nei contratti.
Abbiamo chiesto alla committenza di riconoscerle stabilmente, perché rappresentano lavoro reale, continuativo, indispensabile al funzionamento del servizio. La risposta ricevuta finora è stata negativa. Ecco perché siamo entrati in stato di agitazione: qui è in gioco la dignità del lavoro“.
Ore che si aggiungono a contratti part-time, turni che si allungano, vite private che si comprimono. Una condizione che emerge con forza dalle parole delle rappresentanti sindacali aziendali.
Federica Scirghi, rappresentante sindacale Fisascat Cisl zona Valdichiana, lavora nei Cup da 16 anni: “In questi anni abbiamo visto cambiare appalti e cooperative, sempre con gare al ribasso. Abbiamo visto crescere le mansioni, spesso senza formazione, con comunicazioni arrivate da un giorno all’altro:
‘Da domani dovete fare anche questo’. Stessa retribuzione, più responsabilità, più carichi di lavoro. La conciliazione vita-lavoro? Praticamente impossibile. Turni fino a dieci ore al giorno non sono sostenibili nel lungo periodo”.
A fare eco è Isabella Biscotti, rappresentante zona aretina: “Lavoro qui da 12 anni. Ho attraversato appalti, cambi di gestione, peggioramenti continui. Ogni mese non sappiamo quante ore supplementari ci verranno chieste: sei, dieci, a volte di più.
È impossibile programmare la propria vita. Eppure questo lavoro lo amiamo, vogliamo continuare a farlo, non ho nessuna intenzione di guardarmi intorno. Ma chiediamo un inquadramento dignitoso e il riconoscimento delle ore che già oggi rendono possibile il servizio”.
La Fisascat Cisl ribadisce che la vertenza non riguarda solo una questione contrattuale, ma il futuro stesso del servizio Cup, soprattutto alla vigilia della nuova gara d’appalto.
“Se le ore supplementari non vengono consolidate – conclude Esposito – il rischio concreto è che con il prossimo appalto queste ore spariscano, scaricando ancora una volta il peso sulle lavoratrici. Noi non chiediamo privilegi. Chiediamo rispetto, stabilità e dignità. E continueremo questa battaglia con determinazione“.
Un impegno al quale la Cisl lavora da tempo anche con il livello confederale: una ipotesi di reinternalizzazione del servizio già condivisa con il precedente assessore alla sanità.

