Menchetti: “Nomine di fine mandato, schiaffo di Ghinelli ad Arezzo”

Stiamo assistendo in questi giorni – così come da me già riferito agli aretini – alla pubblicazione di un florilegio di incarichi dirigenziali, nomine di direttori, responsabili di uffici  da parte di un Sindaco ormai con i piedi sull’uscio di Palazzo Cavallo, prima che il portone di piazza della Libertà gli si chiuda alle spalle.

Il vituperato, quanto istituzionalmente inopportuno dal punto di vista politico, concorso da Comandante della Polizia Municipale di Arezzo ne è la riprova. Ma al Sindaco Ghinelli non bastava scegliere lui, poco prima delle prossime elezioni, il sostituto di Aldo Poponcini.

E’ andato oltre. E allora ecco sono stati pubblicati anche  i bandi per nominare i dirigenti della Fondazione Guido d’Arezzo, della Fraternita dei Laici e della Fondazione Arezzo Comunità, oltre agli avvisi per i direttori dell’ufficio strade e dell’ufficio stabili e impianti comunali.

Eppure al quasi oramai ex sindaco non basta ancora. Insiste e afferma sulla stampa che “sarà lui, di concerto con la coalizione di maggioranza, a procedere alle nomine nell’assemblea di approvazione del bilancio convocate con lui ancora in carica”.

Come a dire senza tanti giri di parole che i prossimi presidenti delle società partecipate li metterà lì sempre lui.

Solo qualche giorno fa in un’intervista, il candidato sindaco Comanducci alla domanda della giornalista sul tema delle partecipate “preferirebbe che la vecchia giunta portasse avanti le nomine o invece procedere, in caso di vittoria, lei per avere persone di fiducia?”

Aveva risposto “E’ assurdo che vengano fatte prima. E’ giusto che un sindaco possa scegliere le persone adatte.

Si parla di partecipate come se fossero di minore importanza, invece impattano nella vita dei cittadini. Sono convinto che è meglio farle dopo il voto”.   Come dargli torto. 

Ma non basta. Il principale partito di maggioranza in un altro articolo della settimana passata pubblicato dai media, sul medesimo tema delle nomine delle società partecipate del Comune di Arezzo in scadenza in primavera, aveva proteso l’orientamento secondo il quale “che sia il prossimo sindaco ad occuparsene e non l’attuale, così da sgombrare il campo da pensieri, retro pensieri, forzature, pressioni”.

Nonostante il pensiero largamente condiviso nella maggioranza di destra di rimandare a dopo le elezioni ogni nomina – e a parere mio assolutamente condivisibile – il quasi ex primo cittadino va avanti per conto suo. Solo, ostinatamente solo.

Ghinelli farebbe bene a spiegare ai cittadini di Arezzo, che saranno chiamati al voto fra un paio di mesi,  perché invece che occuparsi con lo stesso zelo della manutenzione della città, della cura dei cantieri cittadini, della sicurezza urbana, ritiene prioritario prima dell’elezione del nuovo sindaco, nominare i presidenti delle società partecipate dal Comune ed i relativi membri dei consigli di amministrazione, anche infischiandosene del parere dei partiti e degli esponenti della maggioranza.      

Ritengo che assegnare incarichi cruciali a un passo dall’addio non sia ordinaria amministrazione, ma piuttosto significhi mettere un’ipoteca sul futuro di Arezzo.

Così facendo Ghinelli dimostra la sua arroganza politica e calpesta le regole non scritte del garbo istituzionale, comportandosi come se il Comune di Arezzo fosse la “sua” azienda privata. Ma non è così.

Da candidato Sindaco di Arezzo, indipendente, non ci sto a subire le ultime prepotenze di Ghinelli.

Non accetto la sua arroganza politica. Non è accettabile che un sindaco dimissionario continui a distribuire nomine “come un giocatore che lancia le ultime fiches non per vincere, ma per blindare ciò che può” prima che la porta del Palazzo Comunale si chiuda alle sue spalle.

Un sindaco dimissionario dovrebbe limitarsi all’ordinaria amministrazione.
Non dovrebbe prendere decisioni che peseranno per anni sulla città, condizionandone il futuro.

E invece lo fa, con la complicità e il silenzio di tutti quelli che in un modo o nell’altro avalleranno la sua decisione. Diceva Martin Luther King “non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti”.

Non si amministra così la Pubblica Amministrazione. Il mio pensiero è che occorre rispettare
il principio di trasparenza e di imparzialità, quello che impone di rendere conoscibili le scelte, verificabili le procedure, accessibili le opportunità. Principi per me non negoziabili.

Occorre quindi rimandare alla prossima amministrazione, quella che sarà scelta dagli aretini a chi affidare la guida di: AFM s.p.a. (azienda farmaceutica municipalizzata), ATAM s.p.a. (gestisce i parcheggi e le aree di sosta a pagamento di Arezzo), AISA s.p.a. (gestisce il ciclo dei rifiuti), Arezzo Casa s.p.a. (gestisce le case popolari), Arezzo Fiere e Congressi s.r.l. (gestisce il polo espositivo aretino), Arezzo Multiservizi s.r.l. (gestisce i servizi cimiteriali), Coingas s.p.a. (amministra le quote di partecipazione di Estra s.p.a.), Estra s.p.a. (è una holding che si occupa di energia), LFI s.p.a. (opera nel settore del trasporto pubblico), Nuove Acque s.p.a. (gestisce il servizio idrico).

Poi ci sono le tre Fondazioni volute da Ghinelli e da me sempre avversate come inutili doppioni di altrettanti uffici comunali. La Fondazione Guido d’Arezzo (cultura) guidata dallo stesso Ghinelli, la Fondazione Arezzo Comunità (sociale) con a capo la vicesindaco Lucia Tanti e la Fondazione Arezzo Intour con al vertice l’assessore al turismo Simone Chierici. 

Tutti a mio avviso in evidente conflitto di interessi se non anche di incompatibilità in occasione delle candidature nelle varie liste per le prossime elezioni comunali.

Più che un elenco di aziende pubbliche, pare essere la mappa di un potere da difendere.
Una politica fatta di nomi che ritornano, fedeltà che si consolidano, ruoli che scorrono sempre dentro lo stesso circuito: ti nomino, mi sostieni, ti ricandido, ti rinomino.

Un sistema che sopravvive anche quando cambia il sindaco, proprio perché radicato dentro le aziende che dovrebbero servire i cittadini.

Le nomine dell’ultima ora non sono scelte amministrative, piuttosto sono un tentativo di non perdere il controllo della macchina neppure con il cambio di maggioranza. 

Un sindaco dimissionario che compie scelte irreversibili compie un abuso politico. Per carità nessun reato ma l’abuso che non viola la norma, comunque ne calpesta lo spirito.
I cittadini di Arezzo se ne devono ricordare alle prossime elezioni.

Ricordatevi aretini che dentro la cabina elettorale sarete al sicuro, voi e la vostra coscienza. Lì sarete davvero liberi e indipendenti. Come me.

Arezzo ha bisogno di un sindaco con la “S” maiuscola, uno di noi, uno che non prende l’auto blu per fare cento metri, uno che non ha la carta di credito del Comune di Arezzo a spese dei cittadini, uno che viaggia per le vie di Arezzo a piedi, in bicicletta, con lo scooter, uno che conosce la vita reale, uno che se vede una buca o se gliela segnalano, tre ore dopo l’ha fatta sistemare. Arezzo ha bisogno di scegliere il proprio futuro e i propri amministratori così come li decideranno le urne elettorali i prossimi 24 e 25 maggio. Questa è la sfida vera.

Facciamo in modo che le prossime elezioni ricordino a Ghinelli & co. che gli aretini si governano da soli e da soli si scelgono i propri eletti.

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