Negli ultimi giorni, il chirurgo plastico Roy De Vita ha pubblicato sui propri canali social due interventi distinti ma profondamente collegati, entrambi ispirati alle analisi del farmacologo Silvio Garattini.
Due riflessioni che, lette insieme, compongono un quadro critico sul rapporto tra salute, informazione e mercato, e pongono interrogativi che vanno oltre il singolo prodotto o farmaco.
Nel primo intervento, De Vita ha affrontato il tema degli integratori alimentari, smontando una convinzione molto diffusa: che siano sempre innocui e, nella peggiore delle ipotesi, semplicemente inutili. Al contrario, ha ricordato come l’assunzione non controllata possa provocare squilibri nutrizionali, effetti tossici e alterazioni metaboliche, soprattutto in assenza di reali carenze documentate. Un settore che, non a caso, muove miliardi di euro ogni anno, sostenuto da una comunicazione che fa leva su concetti rassicuranti come “naturale”, “benessere” e “anti-invecchiamento”.
Nel secondo video, il ragionamento si amplia e si sposta sul terreno dei farmaci, in particolare sulle statine e sul tema del colesterolo. Riprendendo le parole di Garattini, De Vita evidenzia come nel tempo i valori considerati “normali” siano stati progressivamente abbassati, ampliando la platea di persone candidate a una terapia farmacologica permanente. Il nodo centrale, però, non è il dato numerico, ma la riduzione reale del rischio clinico.
Secondo i dati citati, nella popolazione a basso rischio l’assunzione di statine porterebbe a una riduzione degli infarti pari allo 0,4% in cinque anni, a fronte però di un’assunzione quotidiana e a vita, con effetti collaterali che non possono essere ignorati. Un’informazione, questa, che raramente viene comunicata in modo chiaro e completo.
Il filo conduttore dei due interventi è evidente: la salute è diventata un grande mercato, e l’informazione – non solo pubblicitaria ma anche divulgativa – tende spesso a creare o amplificare bisogni, più che a fornire strumenti critici ai cittadini. La pandemia da Covid-19, ricordata da De Vita, ha contribuito a scoperchiare questo meccanismo, mostrando come gli interessi dell’industria farmaceutica non coincidano sempre con quelli dei pazienti.
Il messaggio finale non è una negazione della medicina o dei farmaci, ma un invito alla responsabilità e alla consapevolezza. Integratori e farmaci possono avere un ruolo, ma solo quando realmente necessari, sulla base dei fattori di rischio individuali, di dati scientifici chiari e sotto controllo medico.
Il “fai da te”, sia nutrizionale che farmacologico, viene indicato come una scorciatoia pericolosa.
In un sistema sanitario sempre più complesso, la vera prevenzione passa anche da un’informazione meno rassicurante e più onesta, capace di distinguere tra ciò che serve davvero alla salute e ciò che serve soprattutto al mercato.
Stefano Pezzola
Direttore – ArezzoInforma

