In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, le associazioni del territorio – ToscanAbile, Crescere, Fondazione Riconoscersi, Abbracciamo il Valdarno, Tutti x Tutti, Valtiberina Autismo e Sportello Autismo – scelgono di prendere parola insieme con un messaggio chiaro: non siamo qui per celebrare una giornata, ma per raccontare una realtà che esiste ogni giorno.
In Italia oggi 1 bambino su 70–77 rientra nello spettro autistico. Parliamo di oltre 600.000 persone. Numeri che, portati sul nostro territorio, assumono un significato ancora più concreto: negli ultimi vent’anni, in provincia di Arezzo, sono nati circa 58.000 bambini.
Applicando i dati ufficiali, almeno 750 minori sono nello spettro autistico. Ma l’autismo non scompare con la crescita: quei bambini diventano adulti. Per questo il numero reale è almeno il doppio.
E l’autismo non riguarda mai una persona sola. Coinvolge famiglie intere: genitori, fratelli, nonni. Significa che oggi, nella nostra provincia, oltre 4.000 persone sono direttamente coinvolte. Una vera e propria comunità: quella che definiamo la “città autistica”, il 37° comune della provincia di Arezzo.
Non siamo di fronte a un fenomeno marginale, ma a una realtà quotidiana, concreta, troppo spesso invisibile.
Eppure, a fronte di una crescita delle diagnosi e della consapevolezza, le risposte restano insufficienti. Il vero punto critico oggi è l’età adulta: dopo i 18 anni i servizi si interrompono o si frammentano, le opportunità si riducono drasticamente, e le famiglie vengono lasciate sole.
Lavoro e autonomia abitativa diventano eccezioni, non diritti.
Denunciamo con forza un sistema che troppo spesso decide senza ascoltare: bandi, servizi e progettualità vengono costruiti senza un reale coinvolgimento delle famiglie e delle persone direttamente interessate.
La verità è che non stiamo parlando solo di autismo. Stiamo parlando di solitudine, di paura del futuro, di una quotidianità che le famiglie sostengono da sole, senza poterlo fare all’infinito.
Per questo oggi portiamo una richiesta semplice e non negoziabile:Salute + Scuola + Casa + Lavoro = Vita
Se manca uno solo di questi elementi, il progetto di vita crolla.
Chiediamo: continuità nella presa in carico lungo tutto l’arco della vita, servizi adeguati e integrati, reali percorsi di inserimento lavorativo, soluzioni abitative dignitose e soprattutto ascolto concreto nei processi decisionali.
Chiediamo anche un cambio culturale: l’autismo non è solo una condizione da trattare, ma una forma di neurodiversità da comprendere e valorizzare. Non sono le persone che devono adattarsi sempre, ma la società che deve diventare capace di includere.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo diritti. Il diritto a una vita piena, dignitosa, possibile.
La domanda finale è per tutti: le istituzioni e la comunità sono pronte a fare la loro parte?
Perché la vera sfida è trasformare una giornata di consapevolezza in una vita di consapevolezza.

