Parlare di dignità del lavoro e sfruttamento fa paura?
Evidentemente, ci sono voci che ad Arezzo è meglio non ascoltare e temi che è preferibile confinare fuori dai salotti buoni.
Prendiamo atto, senza troppa sorpresa, della mancata convocazione di un rappresentante della Lista Alternativa Comune all’ultimo incontro pubblico organizzato da Confindustria Arezzo.
Una dimenticanza? Un errore di protocollo? Ne dubitiamo fortemente. Quando si sceglie di escludere qualcuno dal dibattito pubblico, la scelta è sempre politica. E in questo caso, il messaggio è fin troppo chiaro: il contraddittorio non è gradito.
Viene spontaneo chiedersi: di cosa ha paura Confindustria? Forse il timore è quello di doversi confrontare con chi non è disposto a fare sconti sulle reali condizioni del tessuto produttivo del nostro territorio?
È evidente che per certe platee risulta scomodo, se non del tutto inaccettabile, affrontare i temi che Alternativa Comune porta quotidianamente nelle strade:
lo sfruttamento mascherato da flessibilità lavorativa, una precarizzazione sistematica che ruba il futuro ad intere generazioni, la dignità del lavoro quotidianamente calpestata sull’altare del neoliberismo.
È molto più semplice organizzare incontri in cui tutti si danno pacche sulle spalle, celebrando una narrazione economica insostenibile dal punto di vista sia sociale che ambientale e capace di ignorare chi, quell’economia, la manda avanti ogni giorno con le proprie mani, subendo contratti a termine, salari inadeguati e tutele sempre più fragili.
Se l’intento di questa esclusione era quello di silenziarci, l’effetto ottenuto è l’esatto opposto. Alternativa Comune non ha bisogno del permesso di Confindustria per dare voce a chi non ce l’ha.
Continueremo a parlare di diritti, di salari giusti, di dignità e di giustizia sociale in ogni luogo, pronti a confrontarci con chiunque abbia il coraggio di farlo, senza filtri e senza censure.

