Chi dei candidati è interessato a portare avanti Medioetruria?

A seguito dell’incontro di venerdi scorso, in cui i quattro candidati hanno discusso di infrastrutture e rilancio del territorio, è emersa una linea piuttosto chiara:
 
Comanducci e Ceccarelli hanno sostenuto con decisione la realizzazione della stazione Medioetruria, mentre Donati e Menchetti si sono mostrati insensibili alla tematica.

A colpire, però, è stata soprattutto la dichiarazione finale di Tarquini: “Le priorità sono la Due Mari e l’autostrada”.

Ancora una volta, Medioetruria è rimasta fuori dal dibattito. Una dimenticanza? O, più probabilmente, la volontà di non entrare in contrasto con altri territori, come Siena e Grosseto.

Sia chiaro: come comitato siamo favorevoli alla Due Mari e al potenziamento autostradale. 

Ma serve anche un minimo di realismo. Nella migliore delle ipotesi, queste opere vedranno la luce tra trent’anni. 
 
E allora la domanda è inevitabile: cosa resterà di Arezzo, del suo tessuto produttivo e demografico, tra trent’anni?

Medioetruria, al contrario, è un intervento puntuale, realizzabile in meno di sette anni e capace di generare un valore aggiunto stimato in almeno mezzo miliardo di euro.

Evidentemente, però, queste ragioni non hanno ancora convinto abbastanza il mondo industriale aretino.
Merita infine una riflessione la posizione di Donati, che su La Nazione ha dichiarato: “Più che il rapporto con Roma e Milano, la priorità è il collegamento con Firenze”.

Un’impostazione approssimativa: al rapporto con Roma e Milano mancano città fondamentali come Napoli, Bologna, Torino, Venezia e Salerno, insieme ai loro principali scali aeroportuali.

Una Stazione dell’ Alta Velocità non serve solo a collegare rapidamente le grandi città sopra citate, ma anche a connettere i territori agli hub aeroportuali.

Arezzo, oggi, soffre proprio questa distanza dai principali aeroporti italiani ed è un limite concreto alla sua competitività.

Quanto a Firenze, con l’introduzione di treni più veloci Alstom Corradia (fino a 200 km/h), molte criticità dei pendolari verranno fortunatamente mitigate.

In conclusione, mentre le imprese aretine stanno vivendo degli anni di grossa difficoltà e i giovani se ne vanno via da Arezzo, la “parola con la M” resta un tabù per Confindustria, rimasta ai margini di questo tema in quattro anni di dibattito.  
 
Non prendere ora il treno di Medioetruria: con Toscana e Umbria già concordi sulla location di Rigutino, sarebbe una mossa pericolosa, le cui conseguenze ricadranno sulle generazioni future e sul tessuto produttivo aretino.

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