Comunicato giunto in redazione e pubblicato integralmente
“Paura e delirio a San Donato
La recente richiesta di “chiarimenti formali” avanzata dal Comune di Arezzo al Centro Culturale Islamico di San Donato, merita una riflessione pacata, ma rigorosa. Se l’obiettivo dichiarato è la trasparenza, il metodo scelto rischia di produrre l’effetto opposto: alimentare il sospetto, anziché il dialogo.
Richiedere a una singola realtà associativa – in assenza di illeciti – dettagli specifici sui contenuti educativi proposti e sulla partecipazione femminile, insinua il dubbio di trovarsi di fronte a un “sorvegliato speciale”. In uno Stato di diritto, la libertà di associazione e di culto è garantita a tutti e pertanto sottoporre una comunità di persone a verifiche preventive basate sui timori dei vicini, crea un precedente pericoloso che mina il principio di uguaglianza.
Lascia perplessi il riferimento al divieto di coprirsi il volto, legge già vigente sul territorio nazionale, il cui riferimento in un atto amministrativo appare tanto ridondante quanto stigmatizzante; fa sorgere qualche legittimo dubbio l’assunto che l’integrazione sia a un mero esame di educazione civica o di conoscenza delle tradizioni aretine.
L’identità di una città non può che rafforzarsi nella condivisione reciproca: la vera fiducia non nasce dalla propaganda, ma dalla conoscenza diretta tra cittadini che vivono lo stesso territorio.
Invece che richiedere giustificazioni preventive, le istituzioni dovrebbero favorire reali spazi di incontro; se si vuole una vera coesione sociale a San Donato, e’ necessario costruirla trattando ogni realtà con pari dignità e partendo dal presupposto che le regole valgono per tutti, così come le libertà.
In questa città, a breve, sarà aperta la stagione della “caccia al voto” dove l’elettore – di qualunque razza – tornerà ad essere la preda: conviene a tutti andare d’accordo.”
Tito Anisuzzaman

