La riunione pubblica di ieri pomeriggio sulla chiusura della scuola elementare di Santa Cristina e della scuola materna de La Nave è stata molto partecipata e ha fatto emergere una verità che non può più essere ignorata:
la chiusura delle scuole nelle frazioni non è un obbligo di legge, ma una precisa scelta politica.
Nessuna normativa impone di spegnere presìdi educativi fondamentali per la vita delle comunità locali. È una decisione che nasce da una visione centralizzatrice, che punta a concentrare tutto nel capoluogo, svuotando progressivamente le frazioni.
Per Rinascimento Castiglionese le scuole di frazione non sono un costo, ma un investimento essenziale in: socialità, presidio del territorio, comunità vive e coese.
Durante l’incontro è stato inoltre chiarito che non si tratta di un episodio isolato: se questo modello passerà, in futuro toccherà ad altre frazioni.
Tutto centralizzato.
Tutto affollato.
Tutto lontano dalle persone.
Ma dalla riunione sono emerse anche due criticità gravissime, che meritano risposte immediate.
Le stesse slide presentate sull’andamento demografico mostrano con evidenza che qualcuno ha sbagliato i conti.
L’intervento previsto alla Spiaggina appare sovradimensionato: oltre 5 milioni di euro di risorse pubbliche, oggi, con il rischio concreto di avere aule vuote domani, in un contesto di calo demografico ormai strutturale.
A questo si aggiunge un elemento ancora più preoccupante: nel nuovo edificio è prevista una scuola materna privata a pagamento, realizzata con fondi pubblici, che finirebbe per fare concorrenza alla scuola statale proprio mentre si chiudono strutture pubbliche esistenti.
Il risultato di questa impostazione è chiaro:
desertificazione scolastica, indebolimento del territorio, perdita di servizi essenziali.
Rinascimento Castiglionese farà sentire la propria voce.
E non sarà una voce sommessa.
La scuola pubblica non si chiude con una slide.
Si difende con scelte responsabili e con una visione che tenga insieme futuro, territorio e comunità.

