Con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali la destra aretina gioca spregiudicatamente la carta della paura. La diffonde. Adesso è la volta dei luoghi di preghiera islamici, facile e simbolico bersaglio anche per allargare la diffidenza degli aretini verso tutti gli immigrati.
Nei giorni scorsi l’assessora Tanti ha promosso una sorta di controllo preventivo generalizzato verso i centri culturali islamici sui contenuti della loro attività.
Si è subito accodato il rappresentante di Fratelli d’Italia approvando l’iniziativa in nome, addirittura, della difesa della Costituzione.
Riteniamo pericolosa questa strada.
È probabile che in qualche organizzazione di cittadini stranieri possano esserci aspetti e situazioni contrarie alla legge, alla Costituzione e alla convivenza, come del resto accade anche in quelle di cittadini italiani (vogliamo citare, per esempio, CasaPound?).
Ma se Tanti ha notizie o elementi riguardanti casi e situazioni precise, ha tutti gli strumenti previsti dalla legge per intervenire. Diversamente, sparare così nel mucchio, significa lasciar intendere che in ogni organizzazione straniera, e in particolare islamica, si annidano pericolosi nemici della nostra società. Non è un bel servizio al benessere, alla coesione e alla vivibilità della città.
Per amare Arezzo, come chiede l’assessora, è necessario sentirsi accolti e integrati, non estranei o sorvegliati speciali. Accoglienza e integrazione sono due cardini fondamentali per la buona gestione delle migrazioni e per il benessere sia dei vecchi che dei nuovi cittadini di Arezzo. Accoglienza e integrazione sono parte di un unico processo che coinvolge tutta la comunità, gli “aretini doc” e gli stranieri. È un processo lungo e non semplice; non ci sono scorciatoie, occorrono politiche coraggiose, pazienti, lungimiranti, continuative, capaci di aiutare le diverse comunità a conoscersi e capirsi. Dovremmo evitare di spingere verso gli aspetti più repressivi che generano sicuramente insicurezza.
C’è bisogno di un cambiamento radicale nelle politiche aretine, per costruire un positivo inserimento delle persone provenienti da altri luoghi. A nostro parere servono interventi mirati per agevolare l’accesso ai servizi, superare situazioni di povertà e degrado, favorire per quanto possibile l’accesso alla casa e al lavoro.
Occorrono quindi iniziative e soprattutto luoghi fisici dove le diverse comunità e culture presenti nel nostro territorio, quella degli italiani e quelle degli stranieri, possano incontrarsi, conoscersi e valorizzarsi reciprocamente.
Occorrerebbe una Casa delle Culture.

