“Siamo tutti Palestinesi!”.
Lo abbiamo gridato mille volte e continueremo a farlo, anche il 25 Aprile, perché la lotta di liberazione del Popolo palestinese è la lotta di tutti coloro che hanno subito, e subiscono tutt’oggi, dominazione coloniale, espulsioni, apartheid, pulizie etniche, genocidi, razzismo, discriminazioni.
I palestinesi, come i partigiani italiani di ottanta anni fa, continuano ad essere esempio universale di lotta contro ogni fascismo.
Dalla Palestina al mondo, dal mondo alle nostre città e ai nostri quartieri. Il mondo è in fiamme, sempre di più.
Il blocco Stati Uniti/Israele sta ulteriormente alzando il livello di violenza nei confronti di chi non è allineato e non è disposto ad obbedire alla legge del più forte.
Le aggressioni all’Iran, al Libano, che seguono quelle al Venezuela e alle innumerevoli precedenti, mostrano, ancora una volta, la natura predatoria di un impero che tenta di risollevare le proprie sorti con prove di forza militari dettate da bisogni irrinunciabili di dominio e sottrazione di risorse.
Allo stato di guerra permanente, che coinvolge anche l’Italia con le complicità del governo Meloni, si accompagnano pretese di riarmo, economia di guerra, innalzamento insopportabile del costo della vita.
Alle legittime manifestazioni di dissenso il governo e parlamento rispondono con decretazione e legislazione autoritaria.
In questo contesto di guerra permanente e insicurezza indotta, perché non c’è altra cosa come la guerra a generare insicurezze sociali, dagli Usa è arrivata l’ondata suprematista scatenata dall’ICE con le sue violenze e omicidi.
La declinazione italiana di questa ondata si chiama Remigrazione ossia l’esplicita pretesa di deportazione degli immigrati fuori dall’Italia. Anche questo schema risponde a dinamiche classiche.
Si cerca di scaricare sui più deboli della società frustrazioni e ansie crescenti generate in realtà da un preciso e affinato sistema di sfruttamento del lavoro, precarizzazione delle vite, smantellamento di tutele e presidi sociali.
Questo sistema da un lato provoca guerre per favorire accumulazione di ricchezze enormi (il sistema finanziario militare industriale ringrazia) e dall’altro scarica sul nemico necessario (il migrante, il marginale non conforme al decoro, l’attivista del centro sociale, il lavoratore in sciopero) la responsabilità delle insicurezze generate dal sistema stesso della guerra permanente.
In questo contesto globale e nazionale la realtà della città di Arezzo non fa eccezione. E proprio il quartiere di Saione, per la sua estrazione popolare e internazionale, vive la pressione più forte.
Zone Rosse, panchine antibivacco, pretese di sorveglianze speciali a realtà associative, espulsioni, rimpatri, fino, addirittura, alla grave provocazione dell’apertura di una sede di CasaPound (organizzazione neofascista) all’interno di un locale dell’azienda pubblica Arezzo Casa controllata dai Comuni di Arezzo e della Provincia.
La Liberazione è un processo in fieri non ancora completato.
E’ necessario difendere le conquiste della lotta partigiana e rinnovare l’impegno di fronte ad ogni avanzamento di politiche autoritarie e rigurgiti di fascismo.
Sabato 25 Aprile, Piazza Zucchi, a partire dalle ore 18:00.
Per festeggiare insieme il giorno della Liberazione dal Nazifascismo.
Arezzo è partigiana, migrante, internazionale, antirazzista, antifascista!
Assemblea per il 25 Aprile, Arezzo per la Palestina, PRC Arezzo, PCUP Arezzo, PCL Arezzo, SGB Arezzo, Magazzini popolari Arezzo, Casentino Antifascista, Collettivo Bujanov Cavriglia, Centro Enrico Berlinguer Arezzo, Collettiva.


