Vertenza Amom. Mezz’ora di colloquio e “nemici” come prima. L’incontro da remoto tra Fiom Cgil da una parte e Confindustria con il rappresentante della multinazionale svizzera Oerlikon-Riri dall’altra, si è risolto con un nulla di fatto.
“Noi abbiamo chiesto il ritiro della procedura di licenziamento collettivo e loro ci hanno risposto di no. Abbiamo chiesto l’attivazione di ammortizzatori sociali che non fossero per cessazione di attività e ci hanno detto ancora di no. Un muro”.
I dirigenti Fiom Antonio Fascetto e Gianni Rialti non nascondono la rabbia per il comportamento dell’azienda.
“Vogliono chiudere e mandare tutti a casa. Punto e basta. Noi non ci stiamo e, soprattutto, non ci stanno i 70 lavoratori della Amom. Non si possono avere questi atteggiamenti di totale chiusura che compromette il futuro di decine di famiglie”.
Oggi pomeriggio assemblea in fabbrica e conferma delle prossime mosse sindacali.
“Il confronto, sperando che si apra davvero, proseguirà solo a livello istituzionale. Abbiamo bisogno di garanzie nel corso della trattativa e, a questo proposito, ringraziamo tutti i rappresentanti istituzionali che in questi giorni sono intervenuti.
Il prossimo appuntamento è per il 14 gennaio in Regione. Noi continueremo a chiedere il ritiro dei licenziamenti e ci dichiareremo disponibili a un accordo che preveda nuovi ammortizzatori sociali, con l’eccezione della cassa integrazione per cessazione di attività.
Per noi la partita non è chiusa e pensiamo che nemmeno le istituzioni locali possano accettare che una multinazionale si muova su questo territorio violando ogni logica di sostenibilità sociale e nella totale disattenzione dei diritti dei lavoratori.
Questo è un tema che va oltre lo specifico caso della Amom e che si ripete con multinazionali che puntano soltanto a realizzare i massimi profitti senza tenere conto dei diritti delle comunità locali.
Quando hanno realizzato i loro obiettivi, chiudono e lasciano, quale eredità, emergenze occupazionali e sociali. Anche per questo ci auguriamo che la qualità delle produzioni Amom e la professionalità dei suoi addetti possa indurre brand italiani a valutare l’ipotesi di scongiurare la chiusura della fabbrica.
La “sostenibilità sociale” non è un capitolo da sito aziendale ma un modo concreto di lavorare.
Chiediamo infine alla precedente proprietà, quella che ha ceduto la Amom alla Oerlikon-Riri un’assunzione di responsabilità e quindi un contributo alla risoluzione della gravissima situazione che si è oggi creata”.

