Giovedì 7 maggio, alla Casa dell’Energia di Arezzo, alle ore 21, si alzerà un grido che non
si può più fingere di non sentire:
“Un’altra acqua è possibile” a cui parteciperanno rappresentanti di Comitato Acqua Pubblica Arezzo, Forum Toscano Movimenti per l’acqua, Rete Toscana Tutela dei Beni Comuni.
Dopo trent’anni di disastrosa gestione privatistica, è un imperativo categorico ripren-
dere il governo assoluto del servizio idrico integrato.
Dobbiamo dirlo con chiarezza: i beni comuni sono il fondamento imprescindibile per costruire e tenere unite le nostre comunità, perché garantiscono equità e relazioni sociali ben oltre la spietata logica del profitto.
Per il neoliberismo i beni comuni sono invece l’ultima frontiera del guadagno:
quella su beni indispensabili per la vita. Per questo motivo bisogna anche chiudere per
sempre la stagione degli equivoci:
basta con il partenariato pubblico-privato. Anche le tanto sbandierate S.p.A. a capitale pubblico sono aziende private e nient’altro, macchine concepite per estrarre dividendi da diritti umani fondamentali.
Continuare a lasciare l’acqua e i beni comuni nelle mani del mercato significa accettare
un sistema predatorio che vive per fare profitto e, per farlo, non può che utilizzare uno o
più dei seguenti cinque modi:
diminuire il costo del lavoro, spesso attraverso la precarizzazione, tagliare gli investimenti a lungo termine, ridurre la qualità dei servizi offerti, aumentare le tariffe in bolletta, aumentare i consumi. Ognuno di questi rigorosamente contro i nostri interessi.
Tutto ciò non è solo un disastro etico, ma anche un attacco feroce e deliberato alla nostra democrazia. La dimostrazione più dolorosa e inaccettabile è il referendum del 2011:
ventisette milioni di italiani hanno votato per l’acqua pubblica e contro la sua mercificazione, ma quella chiara volontà popolare è stata cinicamente disattesa dalle istituzioni.
Sono anni che i cittadini e i comitati chiedono a gran voce la ripubblicizzazione, ma le
amministrazioni che si sono succedute nel tempo, si sono rese complici dello status quo, non facendo assolutamente nulla per invertire la rotta. Hanno tradito il mandato popolare e, per questo, non ci si può più fidare delle loro promesse vuote.
C’è l’urgenza assoluta di iniziare da oggi, non domani, un percorso concreto e radicale verso la ripubblicizzazione.
Riprendiamoci l’acqua, riprendiamoci i beni comuni, perché solo così potremo difende-
re il nostro futuro e la nostra democrazia

