Onda di proteste del comparto agricolo, Ambrosino: polemica con il Ministro Lollobrigida

Onda di proteste e crisi del comparto agricolo: il silenzio delle nostre piazze non spenga i riflettori su Arezzo e la provincia

La Presidente del Comitato Resistenza Pastorale, Veronica Ambrosino, interviene sulla mobilitazione nazionale degli agricoltori e lancia l’allarme per gli allevatori e le aziende del territorio aretino, profondamente segnato dal rincaro del gasolio agricolo, dal caro energia, dal crollo dei prezzi e dall’emergenza insostenibile legata alle predazioni e alla fauna selvatica.

Nota polemica in risposta al Ministro Lollobrigida:

Fa quasi sorridere — se non ci fosse da piangere — ascoltare le parole del ministro Lollobrigida, pronto a pontificare sulla presunta “illegittimità” dei blocchi stradali e sui presunti disagi dei consumatori.

Il Ministro si preoccupa della merce fermo camion, ma dimentica ipocritamente che le nostre stalle e i nostri campi stanno fallendo adesso! Bolla come “intollerabile” la disperazione di chi scende in strada, preferendo ergersi a difensore della grande distribuzione anziché affrontare la piaga dei costi alle stelle e alla terra, dei prezzi da fame e dell’abbandono delle aree rurali.

Ministro dell'agricoltura Lollobrigida
Ministro dell’agricoltura Lollobrigida

Non servono sermoni sulla legalità da chi tace di fronte al soffocamento sistemico dell’agricoltura italiana: chi lavora la terra e accudisce il bestiame ogni giorno non accetta lezioni di stile da palazzi lontani anni luce dalla realtà dei fatti.

Mentre in tutta Italia deflagra la protesta del mondo agricolo e zootecnico, dai presìdi a Montecitorio fino ai blocchi stradali e ai cortei dei trattori che stanno attraversando la Basilicata, la Calabria e la Puglia, il Comitato Resistenza Pastorale, guidato dalla presidente Veronica Ambrosino, esprime totale solidarietà e vicinanza ai lavoratori del comparto in mobilitazione, accendendo contemporaneamente i riflettori sulla drammatica situazione che sta vivendo il territorio di Arezzo e della sua provincia.

Se ad Arezzo e nei comuni della nostra provincia non si vedono in questi giorni i trattori paralizzare le strade, questo non significa affatto che i conti tornino o che i nostri allevatori e agricoltori stiano bene.

Il silenzio delle nostre vallate è il segnale di una rassegnazione pericolosa e di una sofferenza profonda che rischia di trasformarsi nel definitivo abbandono del territorio. Come Comitato Resistenza Pastorale siamo e saremo sempre in prima linea al fianco di chi resiste ogni giorno tra la terra e la stalla.

Nel territorio aretino, filiere d’eccellenza come la zootecnia, la viticoltura e l’olivicoltura stanno subendo un vero e proprio strangolamento economico.

Da un lato pesano in modo insostenibile i costi di produzione, con il rincaro fuori controllo del gasolio agricolo e delle utenze energetiche che rende proibitive le attività quotidiane e le lavorazioni stagionali; dall’altro i prodotti vengono pagati ai produttori cifre ben al di sotto dei costi effettivi, a causa di speculazioni lungo la filiera e di una forte concorrenza sleale legata alle massicce importazioni di merci estere a basso costo che non rispettano i rigidi standard qualitativi e di sicurezza italiani.

A questa morsa economica, nel territorio aretino si aggiunge una piaga devastante che sta letteralmente mettendo in ginocchio la pastorizia e l’allevamento estensivo: l’emergenza legata al lupo e alla proliferazione incontrollata degli ungulati.

Gli attacchi continui ai pascoli e alle stalle non rappresentano soltanto ingenti danni economici per i capi uccisi o feriti, ma generano un clima di costante terrore e sfinimento psicologico per gli allevatori.

Le aziende locali si trovano a operare in un contesto di totale isolamento, senza adeguate misure di protezione preventiva che siano realmente efficaci e senza indennizzi tempestivi che coprano il reale valore del danno subito. La fauna selvatica fuori controllo sta distruggendo il lavoro di intere generazioni, spingendo molti produttori a considerare la chiusura definitiva dell’attività.

Non possiamo permettere che la crisi dell’agricoltura e della pastorizia aretina passi sotto silenzio solo perché qui si sceglie ancora la via della dignità operosa senza blocchi stradali.

Chiediamo un tavolo di confronto urgente con la Regione e le istituzioni locali per affrontare senza ipocrisie il nodo dei costi di produzione e della concorrenza sleale, ma pretendiamo risposte immediate e coraggiose anche sul fronte della gestione della fauna selvatica e delle predazioni.

Senza agricoltori e senza pastori, il territorio aretino perde la sua identità, la sua tutela ambientale e il suo futuro. Noi non intendiamo fare un passo indietro.

Quando le derrate alimentari smetteranno di arrivare nei supermercati anche i vegetariani, gli antispecisti e i vegani, odiatori degli allevamenti e dei pastori, finalmente si accorgeranno di quanti agricoltori e allevatori siano indispensabili a questo Paese!

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