Leggiamo la presa di posizione dell’ENPA sugli episodi di violenza contro i lupi nell’Aretino. Su una cosa siamo d’accordo: sparare illegalmente a un animale non è il modo con cui si gestisce il territorio. Non si deve fare.
Ma fermarsi a questa condanna significa non voler vedere il problema per quello che è.
La domanda vera è: perché una parte del mondo rurale arriva a percepire di essere lasciata sola di fronte al problema lupo?
La risposta chiama direttamente in causa la Regione Toscana.
Da anni agli allevatori vengono chiesti prevenzione, recinzioni, cani da guardiania, segnalazioni e pazienza. Nel frattempo il lupo si è diffuso in maniera capillare sul territorio regionale, fino ad arrivare in prossimità delle aree urbanizzate, se non addirittura fin dentro i giardini delle case a predare cani e gatti, come è successo nel territorio aretino a metà agosto.
La stessa Regione riconosce ufficialmente questa espansione. Eppure la risposta concreta continua a essere prevalentemente burocratica, risarcitoria e fondata sull’ennesimo invito alla convivenza.
La convivenza non può essere un alibi per non governare il fenomeno.
La Task Force Lupo, istituita nel 2021, avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di gestione del conflitto. Oggi, invece, agli occhi di molti operatori del territorio appare come l’ennesimo organismo incapace di produrre una risposta realmente incisiva.
Se il risultato della politica regionale è che l’allevatore deve continuare a subire predazioni, costi, stress e perdita di animali mentre gli viene semplicemente detto di adottare ulteriori misure preventive, allora quella non è gestione: è scarico di responsabilità sul mondo agricolo.
Noi non giustifichiamo la giustizia fai da te. Ma diciamo con altrettanta chiarezza che una politica che non governa un conflitto finisce per alimentarlo.
E oggi la Regione deve smettere di nascondersi dietro la retorica della “convivenza”.
Il quadro europeo è cambiato. Il lupo non gode più dello stesso livello di protezione assoluta di prima: il suo status è stato declassato e la normativa europea consente agli Stati una maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni. Questo non significa sparare indiscriminatamente, ma significa una cosa molto semplice: gli strumenti per una gestione più incisiva oggi esistono.
La Regione Toscana deve prenderne atto, e recepire il declassamento attuando tutto quello che ne concerne: anche gli abbattimenti di esemplari critici, nelle misure e nei modi previsti dalla normativa.
Non chiediamo vendette contro il lupo. Chiediamo una politica faunistica seria, che tenga insieme conservazione, sicurezza, territorio e soprattutto tutela concreta della pastorizia.
Alla Regione diciamo una volta per tutte: basta con gli annunci, basta con le task force lupo senza risultati percepibili, basta con gli indennizzi utilizzati come sostituto della VERA gestione.
Se il lupo è cambiato, deve cambiare anche la politica che lo gestisce.


