Brandi – Ospedale della Fratta: trasferimento ultimo medico chirurgo?

La presa di posizione del PD di Cortona sulla situazione dell’Ospedale Santa Margherita merita attenzione. Se venisse confermato il trasferimento dell’ultimo medico chirurgo attualmente in servizio, ci troveremmo di fronte a un ulteriore indebolimento dell’Ospedale della Fratta.
 
È un fatto che preoccupa. Ma credo che questa vicenda debba spingerci a porci una domanda più profonda: che idea abbiamo della sanità del nostro territorio?
 
Perché la politica, troppo spesso, sembra essersi abituata a parlare soltanto di numeri, organici, standard, modelli organizzativi e piani aziendali.
Sono questioni importanti, naturalmente. Ma non possono esaurire la discussione.
 
La politica non deve sostituirsi ai tecnici. Deve però tornare a fare il proprio mestiere: indicare una direzione, assumersi la responsabilità delle scelte e dire quale sanità vuole costruire per le proprie comunità.
 
In fondo, è anche questa la domanda che Rosy Bindi si pone nel suo libro quando riflette sulla crisi della sanità pubblica: cosa succede quando la politica smette di discutere quale sanità vuole costruire e si limita a gestire numeri, tecnicismi e compatibilità organizzative? Il rischio è perdere di vista la cosa più importante: il diritto alla salute delle persone e il rapporto tra i servizi e i territori.
 
Ed è proprio da qui che, secondo me, dobbiamo ripartire.
Non ho mai pensato che la sanità possa essere divisa in tanti pezzi separati.
La Casa della Salute, l’ospedale, i servizi territoriali, l’hospice e tutte le altre strutture non sono realtà separate. Sono parti di una stessa rete.
 
Una rete che deve funzionare insieme.
Se si indebolisce un tassello, prima o poi il problema ricade sugli altri. Se l’ospedale perde servizi e personale, aumentano le difficoltà per i servizi territoriali. Se i servizi territoriali non riescono a rispondere ai bisogni delle persone, aumenta la pressione sugli ospedali.
 
E c’è un altro rischio che non possiamo ignorare: lo scivolamento progressivo verso una sanità nella quale chi può permetterselo ricorre sempre più al privato, mentre chi non ha le risorse economiche è costretto ad aspettare, a rinunciare o a curarsi peggio.
È una deriva che dobbiamo evitare.
 
Perché il servizio sanitario pubblico ha senso proprio se riesce a garantire a tutti, indipendentemente dal reddito e dal luogo in cui vivono, la possibilità di ricevere cure adeguate.
Per questo credo sia necessario fare un salto di qualità nella discussione.
 
Finché non faremo chiarezza sul ruolo dell’ospedale, sui servizi che vogliamo garantire, su come rafforzare quelli territoriali e su come tenere insieme ospedale, Casa della Salute, assistenza territoriale e hospice, rischiamo di affrontare ogni problema separatamente, con la conseguenza che ogni volta qualcuno finirà per intervenire su un singolo pezzo senza che sia chiaro quale sia il disegno complessivo.
 
E allora diciamolo con franchezza: di parole ne sono state spese tante, troppe, mentre di risultati concreti se ne sono visti ancora troppo pochi.
 
È arrivato il momento di parlare con parole di verità. Non me ne faccio niente delle promesse da campagna elettorale. Quello che chiedo è la difesa di un territorio.
 
La stessa chiarezza credo debba esserci anche nelle scelte ai vertici della sanità.
La Regione ha le proprie prerogative e la propria autonomia, ma penso che oggi più che mai ci sia bisogno di un metodo diverso.
La sanità non è un’azienda. È qualcosa di più.
 
Per questo ogni scelta va costruita insieme ai territori, coinvolgendo i Comuni e le istituzioni locali e ascoltando chi ogni giorno vive i problemi dei servizi.
 
Il rischio, altrimenti, è quello di una sanità sempre più accentrata, nella quale le decisioni vengono prese lontano dai territori e comunicate attraverso tecnicismi che spesso finiscono per confondere, invece di spiegare, le scelte che stanno dietro.
Io penso che la politica debba tornare a parlare alle persone.
 
A dire non soltanto quanti medici ci sono, ma quale servizio vogliamo garantire.
Non soltanto quale modello organizzativo adottiamo, ma come vogliamo prenderci cura delle nostre comunità.
 
Non soltanto quanto costa un servizio, ma quanto vale per il diritto alla salute di una persona che vive qui.
Per questo guardo con preoccupazione a quello che sta accadendo alla Fratta e credo sia importante mantenere aperto il confronto sul futuro della sanità della Valdichiana.
 
Perché la sanità non è fatta soltanto di numeri e caselle su un organigramma.
È fatta di persone, di territori e del diritto di ciascuno a essere curato.
Paolo Brandi

© Riproduzione riservata

Condividi articolo:

I più letti

ARTICOLI CORRELATI
RELATED