Rosy Boa: la mostra “Uomini impassibili, donne arrabbiate” di Grazia Mori

Rosy Boa è lieta di presentare Uomini impassibili, donne arrabbiate, mostra personale di Grazia Mori, a cura di Matilde Puleo, visitabile dal 13 agosto al 16 settembre 2026.

La ricerca pittorica di Grazia Mori prende avvio dalla questione relativa al quanto di ciò che vediamo appartiene realmente alla realtà e quanto, invece, è il risultato della nostra interpretazione.

La mostra si sviluppa attorno alla distanza, inevitabile e incolmabile, tra ciò che appare e ciò che crediamo di riconoscere.

Ogni volto che incontriamo viene immediatamente investito di significati, aspettative e proiezioni. Prima ancora di osservarne i contorni, attribuiamo intenzioni, emozioni, caratteri.

Lo sguardo umano difficilmente è neutrale: la percezione è sempre attraversata dalla memoria, dall’esperienza e dal pregiudizio. Guardare qualcuno significa, quasi inevitabilmente, interpretarlo.

È proprio questo meccanismo che l’opera di Grazia Mori mette in discussione.

L’artista non ritrae persone esistenti: le genera. I suoi dipinti danno vita a figure prive di una biografia, di un nome, di un passato documentabile. Sono presenze che esistono soltanto nel momento in cui vengono dipinte. Volti senza storia, eppure sorprendentemente familiari.

Di fronte a queste figure il visitatore si trova coinvolto in un processo percettivo spontaneo ma anche profondamente rivelatore.

Si cercherà infatti di immaginare chi siano, quale esperienza custodiscano, da dove provengano la malinconia, la fermezza o il silenzio che sembrano attraversarle.

Ma ogni tentativo interpretativo si infrangerà contro l’assenza di un referente reale. Eppure i personaggi di Grazia Mori non chiedono di essere ricordati: chiedono di essere riconosciuti.

È in questa sottile differenza che risiede la forza della sua pittura. Ricordare implica un passato condiviso; riconoscere significa invece percepire una prossimità con qualcosa che non abbiamo mai incontrato.

Le figure di Mori sembrano provenire da uno spazio precedente al linguaggio, dove memoria, intuizione e immaginazione si intrecciano dando forma a presenze che appaiono necessarie, pur appartenendo all’invenzione.

La loro esistenza non deriva da una storia, ma dall’intensità con cui si impongono allo sguardo. Sono immagini che abitano una soglia ambigua tra realtà e possibilità, tra apparizione e memoria, restituendo alla pittura la capacità di ampliare il mondo anziché limitarlo alla sua rappresentazione.

Con Uomini impassibili, donne arrabbiate, Grazia Mori invita il pubblico a interrogare il proprio modo di vedere, mostrando come ogni percezione sia il risultato di un dialogo continuo tra ciò che si manifesta e ciò che siamo disposti ad accogliere.

La mostra diventa così un’esperienza sulla natura dello sguardo e sulla straordinaria capacità dell’arte di dare forma all’invisibile.

Grazia Mori (Arezzo, 2000) è un’artista visiva la cui ricerca si concentra principalmente sulla pittura a olio.

Dopo il diploma in Pittura conseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2022, prosegue la propria formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove nel 2024 consegue la laurea magistrale in Pittura e Arti Visive presso la cattedra del Prof. Carlo Di Raco.

Il suo percorso è caratterizzato anche da una dimensione internazionale: grazie a diverse borse di studio partecipa a programmi di studio presso la California State University di Fresno e la Manchester School of Art.

Nel 2024 è finalista al Premio Mestre e, negli anni successivi, espone in diverse mostre collettive tra Italia e Regno Unito, in spazi tra cui i Magazzini del Sale di Venezia, La Fonderia Gallery di Firenze e Galleria Objets di Londra, dove affianca alla propria pratica artistica un’attività nell’ambito curatoriale e dell’organizzazione di mostre.

Le sue opere sono state inoltre presentate e aggiudicate in aste internazionali, tra cui Christie’s. Dopo un periodo di attività a Londra, Mori è rientrata in Italia e attualmente vive e lavora ad Arezzo, sua città natale.

Rosy Boa è un centro d’arte che nasce con l’intento di essere il contenitore di una proposta artistica trasversale nella quale l’arte è caratterizzata da una forte sperimentazione, intesa come oggetto di trasformazione personale e sociale.

I lavori esposti restituiranno riflessioni sul presente e sulla società, lavorando sull’idea di opera d’arte e innescando dialoghi tra le diverse forme espressive.

Accanto a un fitto programma di mostre, sono previsti la realizzazione di attività formative ai più diversi livelli, incontri pubblici, interventi documentari, la nascita di un’agenzia/incubatore creativo e l’apertura di un bookshop dedicato all’arte contemporanea.

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