L’esordio del nuovo assessore Giuliano Checcaglini in Consiglio comunale racconta molto più di una semplice sostituzione in Giunta. Racconta un cambio di fase politica.
Il Sindaco ha provato a descrivere la nomina come il frutto quasi naturale di un’amicizia consolidata nel tempo, di un incontro tra persone che si conoscono da una vita e che, quasi spontaneamente, hanno deciso di collaborare per il bene della città.
Una scelta “non politica”, dettata dalla necessità più che dagli equilibri della maggioranza.
Eppure proprio il Consiglio comunale ha restituito un’immagine completamente diversa.
Da una parte un’Amministrazione che, dopo il recente ingresso in maggioranza di Fratelli d’Italia con Laura Chieli, appare sempre più distante dal profilo civico con cui si era presentata agli elettori nel 2021.
Dall’altra la nomina di un assessore che fino a poco tempo fa aveva un percorso politico nell’area del Partito Democratico e di Italia Viva.
Una scelta legittima, naturalmente. Ma profondamente politica.
Ed è proprio la lettura complessiva degli ultimi mesi a raccontare una nuova geografia del governo cittadino.
L’ingresso di Fratelli d’Italia consolida il peso del partito oggi trainante del centrodestra nazionale. Contestualmente, il civismo che aveva caratterizzato la nascita della coalizione lascia progressivamente spazio a un’identità politica più definita.
In questo nuovo assetto, la Lega e le altre forze che avevano contribuito alla vittoria elettorale sembrano perdere centralità, mentre il Sindaco ridisegna gli equilibri della propria maggioranza senza ricorrere ai consiglieri che l’hanno sostenuta per cinque anni, preferendo affidarsi a una figura esterna.
Una scelta che inevitabilmente apre interrogativi sul ruolo politico dei consiglieri di maggioranza e sul valore attribuito al percorso amministrativo maturato in questa legislatura.
Colpisce anche un altro passaggio dell’intervento del nuovo assessore.
«È la prima volta che partecipo a un Consiglio comunale», ha dichiarato in apertura.
Un’affermazione che fotografa bene il momento: un assessore che arriva nella fase finale della legislatura, chiamato a guidare uno dei settori più delicati dell’Amministrazione senza aver vissuto dall’interno il percorso politico e amministrativo degli ultimi cinque anni.
Lo stesso Checcaglini ha ammesso di non avere ancora pienamente chiare le priorità del proprio assessorato e di essere affiancato da Mario Menichella per comprendere competenze e progettualità.
Un’ammissione apprezzabile per sincerità, ma che inevitabilmente alimenta una domanda: perché affidare una delega così strategica a pochi mesi dalla conclusione del mandato a chi, per sua stessa ammissione, è ancora nella fase di orientamento?
Ancora più interessante il passaggio dedicato alla sanità territoriale.
Checcaglini ha definito la Casa della Comunità la principale novità del sistema sanitario, ma ha contemporaneamente difeso il modello della Casa della Salute, espresso perplessità sull’attuale organizzazione della medicina territoriale e affermato che alcune norme sono state scritte da chi conosce poco il settore.
Una posizione che sembra differenziarsi dall’impostazione seguita finora dall’Amministrazione nel percorso di realizzazione della Casa della Comunità e che apre interrogativi sulla linea che la Giunta intenderà seguire nei prossimi mesi rispetto al rapporto tra i nuovi presìdi territoriali e l’organizzazione della medicina di base.
Al di là della narrazione dell’amicizia e dell’incontro quasi casuale, la nomina di Checcaglini rappresenta quindi un fatto politico.
Non è soltanto l’arrivo di un nuovo assessore.
È il tassello finale di una maggioranza che, nell’ultimo anno di mandato, ha cambiato pelle: meno civica rispetto alle origini, più chiaramente collocata in un alveo di destra, con nuovi equilibri interni e nuove domande sul futuro delle politiche sociali e sanitarie della città.
Se il civismo sembra definitivamente archiviato, sorprende il silenzio dei socialisti. L’ingresso di Fratelli d’Italia nella maggioranza avrebbe meritato almeno una riflessione da parte di chi, fino a ieri, rivendicava una diversa cultura polit

