Il 29 luglio abbiamo riportato in Consiglio comunale, su segnalazione di un cittadino, il tema delle tariffe della piscina comunale legate agli accompagnatori di persone con disabilità.
Non è la prima volta: lo avevamo già fatto in occasione delle variazioni alle delibere sul tariffario, quando alle nostre osservazioni era seguita una dichiarazione del sindaco Vagnoli rivelatasi non corrispondente ai fatti, e in Consiglio l’amministrazione si era ritrovata costretta a una difesa a dir poco acrobatica.
Questa volta la segnalazione riguardava una novità introdotta pochi giorni prima: gli accompagnatori di persone con disabilità, che il regolamento comunale prevede debbano entrare gratuitamente, si sono trovati a pagare un biglietto ridotto di 3 euro.
Abbiamo chiesto in Consiglio se fosse stata approvata una variazione al tariffario che ci fosse sfuggita (trattandosi di una delibera di Giunta e non di Consiglio, potevamo non essere stati informati). Ci è stato risposto, dentro e fuori dal Consiglio, che l’amministrazione si sarebbe accertata della situazione.
Va detto con onestà: la verifica è stata fatta. Nessuna variazione al tariffario risulta essere stata approvata e i cambiamenti sono effettivamente arrivati. Peccato consistano in questo:
oggi l’accompagnatore non paga il biglietto ridotto solo se non entra in acqua (e quindi non svolge la sua funzione con la persona che accompagna).
Sembra un dettaglio tecnico. Non lo è. Ed è bene spiegare perché.
Perché questa scelta è una vergogna
Prima di tutto, questa soluzione ignora la realtà di chi accompagna una persona con disabilità. Un genitore o un educatore che entra in acqua non lo fa per svago:
lo fa perché è necessario al suo ruolo di caregiver, per garantire sicurezza, supporto, l’autonomia possibile alla persona che accompagna.
Far pagare “se entra in acqua” significa far pagare esattamente la funzione di accompagnamento, cioè il motivo per cui quella persona è lì.
In secondo luogo, introduce una discriminazione dentro la discriminazione. Il regolamento comunale prevede l’accesso gratuito per gli accompagnatori senza distinzioni.
Distinguere tra un accompagnatore che resta a bordo vasca e uno che entra in acqua significa stabilire, nei fatti, una disabilità di “serie A” — quella che si accompagna da fuori — e una di “serie B” — quella che richiede una presenza in acqua.
Va poi detto che si tratta di una toppa messa senza alcun atto formale. Non esiste una delibera, non esiste una variazione al regolamento, non esiste un passaggio in Consiglio.
È una decisione presa internamente, comunicata evidentemente in modo informale, che modifica nei fatti l’applicazione di un regolamento vigente senza avere il coraggio di modificarlo formalmente.
Questa scelta smentisce inoltre nei fatti l’impegno preso in Consiglio. Ci era stato detto che si sarebbe verificata la situazione. La verifica ha confermato che il regolamento non prevede eccezioni.
La risposta a questo non è stata l’applicazione del regolamento, ma l’invenzione di una nuova regola, mai discussa né approvata da nessun organo competente. Da parte di chi? Non lo sappiamo, ma sappiamo a chi spetta l’onere del controllo.
Infine, questa gestione scommette sul silenzio di chi è già in difficoltà. Chi accompagna quotidianamente una persona con disabilità in piscina difficilmente ha il tempo, le energie o la voglia di protestare pubblicamente per 3 euro a ingresso.
È esattamente su questa stanchezza, su questa difficoltà nel far sentire la propria voce, che sembra costruita l’intera gestione della vicenda.
Quello che chiediamo
Non chiediamo un’altra toppa. Chiediamo una scelta politica chiara, in un senso o nell’altro: o l’amministrazione ha il coraggio di dire apertamente che vuole cambiare il regolamento, e allora lo faccia con trasparenza, portandolo in Consiglio, motivandolo pubblicamente e assumendosene la responsabilità davanti alla cittadinanza;
oppure applichi il regolamento comunale così com’è, senza inventare distinzioni che nessun atto ha mai previsto, senza contare sul fatto che chi ne paga il prezzo — letteralmente — non ha voce per protestare.
Non è la prima volta che ci troviamo a segnalare la scarsa attenzione di questa amministrazione verso le questioni sociali.
Ricordiamo inevitabilmente il centro diurno rimasto chiuso per 18 mesi come non aver trovato una soluzione alternativa per le famiglie e i bambini dopo la chiusura dell’asilo nido predisposta dall’autorità giudiziaria.
A ogni episodio si aggiunge un tassello allo stesso disegno: occuparsi delle fragilità, delle minoranze, di chi ha più bisogno di attenzione, evidentemente non è una priorità per questa maggioranza — che continua, un provvedimento dopo l’altro, a decidere silenziosamente chi è cittadino di serie A e chi di serie B.

